Delitto Mattarella: guanto sparito, si complica l’inchiesta

Non sarà possibile effettuare l’esame del Dna
di Aaron Pettinari

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Pezzi mancanti, documenti spariti, verità negata. Ci sono tutti questi elementi dietro al delitto dell’ex presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, fratello del Capo dello Stato Sergio Mattarella, ucciso la mattina del 6 gennaio 1980 mentre stava andando a messa per l’epifania. Fino ad oggi per l’omicidio sono stati condannati i boss della Cupola di Cosa nostra Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Tuttavia ancora non si conosce l’identità dei killer che spararono i colpi. Alla sbarra finirono Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, esponenti del gruppo terroristico di estrema destra dei Nar, ma vennero successivamente assolti in via definitiva.
I mesi scorsi, a trentotto anni di distanza, la Procura di Palermo guidata dal Procuratore capo Francesco Lo Voi ha riaperto il fascicolo (assegnato al procuratore aggiunto Salvatore De Luca e al sostituto Roberto Tartaglia) traendo spunto da alcuni elementi di prova che erano stati in passato non approfonditi con la dovuta attenzione. Gli approfondimenti riguardavano in particolare gli spezzoni di due targhe d’automobile ritrovati nel covo di via Monte Asolone e a Torino, gestito dai terroristi di Terza Posizione. Due spezzoni – “Pa” e “Pa 563091” – che sarebbero stati utilizzati, composti diversamente, dai killer per fabbricare la targa falsa della Fiat 127 utilizzata il giorno dell’agguato. Quelle targhe, purtroppo, non si trovano più, e il rischio che siano andate distrutte è alto.
Oggi, però, il quotidiano “La Repubblica” parla di un altro reperto da aggiungere alla voce “scomparsi”: un guanto di pelle dimenticato dai due killer. Quel guanto fu ritrovato dai poliziotti della Scientifica nella Fiat 127 bianca abbandonata dai sicari. Gli inquirenti avrebbero voluto sottoporlo ad analisi nella speranza di trovare le tracce del Dna di uno degli assassini, purtroppo però il reperto non si trova più. Senza successo è stato cercato all’interno dell’ufficio corpi di reato del tribunale ed anche tra gli archivi della Scientifica e della Squadra mobile.
Un vero e proprio mistero che ha portato la Procura ad indagare anche sulla sparizione. Il sospetto è che qualcuno possa aver sottratto delle prove dal fascicolo.
Intanto l’inchiesta prosegue. Si riparte dall’identikit e dal fotofit realizzati grazie alle dichiarazioni della vedova del presidente della Regione, Irma Chiazzese Mattarella, e di due scout dell’Agesci, che il giorno del delitto ebbero la freddezza di inseguire i killer in Vespa.
Anche se potrebbe non bastare ad arrivate ad una nuova verità.

Foto © Letizia Battaglia

fonte: antimafiaduemila.com

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