La Commissione Ue dichiara guerra a fake news e disinformazione

Per l’83% degli europei rappresentano un pericolo per la democrazia, ma i meccanismi d’azione non vengono chiaramente percepiti

L’83% degli europei – secondo l’ultima indagine Eurobarometro – vede nella disinformazione e (dunque) nelle fake news un pericolo per la democrazia, un pericolo evidentemente sempre più diffuso: oltre un terzo degli intervistati (37%) dichiara di incontrare notizie false ogni giorno o quasi, e un ulteriore 31% afferma che ciò accade almeno una volta alla settimana. Eppure la piena consapevolezza del fenomeno appare ancora molto lontana. «Allo stesso tempo – argomenta da Bruxelles il Commissario per l’Unione della sicurezza Julian King – oltre il 60% non si rende conto che i loro social network possono influenzare le notizie che vedono, e quasi il 50% non è a conoscenza del fatto che le informazioni che immettono su siti Web e social media possono aiutare a indirizzare gli annunci pubblicitari».

Per questo King e l’intera Commissione Ue hanno presentato oggi un nuovo pacchetto di misure per contrastare la disinformazione online: «Quando parliamo di disinformazione online – aggiunge King –  si tratta a tutti gli effetti di una sorta di guerra. Ma è un nuovo tipo di combattimento, senza regole di ingaggio. La disinformazione in quanto tale è lungi dall’essere nuova; si estende nel corso dei secoli. Ma gli strumenti digitali che esistono oggi ne consentono il diffondersi su una scala e ad una velocità mai viste prima, con un grado di intrusione senza precedenti». Ne è un esempio lo studio sulle notizie false e la disinformazione condotto dal Centro comune di ricerca della Commissione Ue, in cui si rileva che i due terzi dei fruitori di notizie online preferiscono l’accesso mediante piattaforme guidate da algoritmi, come motori di ricerca e aggregatori di notizie, e siti web di social media: il potere di mercato e i flussi di entrate si sono spostati dagli editori di notizie agli operatori di piattaforme in possesso di dati che permettono loro di abbinare già articoli e annunci ai profili dei lettori.

Per l’esattezza, in base al rapporto indipendente pubblicato nel marzo 2018 dal gruppo ad alto livello sulle notizie false e la disinformazione online e ad ampie consultazioni condotte nel corso degli ultimi sei mesi, la Commissione definisce la disinformazione quale “informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico”.

«Troppo spesso – argomenta King affrontando un terreno indubbiamente scivoloso – si sostiene che non possiamo aumentare la responsabilità e la trasparenza online senza ricorrere a una sorta di censura. Ma di fatto c’è un grande divario tra non fare nulla, accettare lo status quo, e censurare. Oggi non stiamo parlando di censura dei contenuti o limitazione della parola. Stiamo rafforzando la trasparenza, la tracciabilità e la responsabilità».

Ecco che per dare risposta ai nuovi problemi posti da fake news e disinformazione online la Commissione europea propone una serie di misure: come primo passo, entro luglio le piattaforme online dovrebbero mettere a punto e applicare un codice comune di buone pratiche con l’obiettivo di garantire trasparenza circa i contenuti sponsorizzati, agevolare l’accesso da parte degli utenti a fonti di informazione che sostengano differenti punti di vista, applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi e fare in modo che i verificatori di fatti, i ricercatori e le autorità pubbliche possano monitorare costantemente la disinformazione online.

La Commissione Ue intende inoltre promuovere una rete europea indipendente di “verificatori di fatti”(fact-checker) scelti all’interno dell’International fact checking network, realizzando al contempo una piattaforma online europea sicura sulla disinformazione che supporti la rete dei verificatori di fatti e i ricercatori del mondo accademico raccogliendo e analizzando dati a livello transfrontaliero.

Tra le altre iniziative che Bruxelles intende portare avanti contro le fake news spicca infine la promozione di una maggiore alfabetizzazione mediatica, in modo da aiutare gli europei a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online: a questo fine per il momento la Commissione inviterà fact-chechers e organizzazioni della società civile a fornire materiale didattico a scuole e insegnanti e ad organizzare una settimana europea dell’alfabetizzazione mediatica.

Entro dicembre 2018 la Commissione presenterà una relazione sui progressi compiuti, nella quale sarà esaminata la necessità di ulteriori attività per garantire il monitoraggio continuo e la valutazione delle azioni delineate. Con l’auspicio che le iniziative in campo conducano man mano a positivi effetti collaterale nella gestione delle fake news in ogni ambito in cui oggi si diffondono, compreso quello della comunicazione nei settori propri della green economy, dalle energie rinnovabili come dell’economia circolare, dove i sempre più evidenti effetti della disinformazione stanno progressivamente minando ogni possibile forma di sviluppo sostenibile.

Fonte:Greenreport

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