Nucleare: il Belgio distribuisce gratuitamente pastiglie di iodio in caso di incidente

Gli ambientalisti: meglio accelerare l’uscita del Belgio dal nucleare

Da ieri, in base al nuovo piano di sicurezza nucleare del ministro dell’interno, l’indipendentista fiammingo  Jan Jambon della Nieuw-Vlaamse Alliantie, le farmacie del Belgio possono distribuire gratuitamente delle pastiglie di iodio a chi ne farà richiesta. Secondo Jambon, le pasticche di iodio permetteranno di limitare il rischio di sviluppare un cancro alla tiroide dopo una catastrofe nucleare.

Queste pasticche dovrebbero già essere nelle case di tutti i belgi che vivono in aree a rischio – vicino a centrali nucleari –  per il resto del Paese la raccomandazione si applicavano solo a bambini, donne incinta e che allattano e ai responsabili di scuole materne e primarie. Ma da ieri le farmacie possono distribuire gratuitamente le compresse allo iodio anche a chi non appartiene a questi gruppi a rischio e non solo più a chi vive in un raggio di 100 Km intorno alle centrali nucleari.

Ieri Jambon e la  ministro della salute, la liberale Maggie De Block dell’Open Vlaamse Liberalen en Democraten  hanno presentato la campagna di informazione che prevexde che le farmacie informino la popolazione sulle pilloe allo iodio “antinucleari”.

Il nuovo piano di emergenza in caso di allarme nucleare prevede una maggiore autonomia dei sindaci e dei governatori regionali, così come la distribuzione di pastiglie di iodio in tutte le farmacie del Paese.

Greenpeace Belgique ricorda che «In virtù della Loi sur la sortie du nucléaire (2003), i reattori Tihange 1, Doel 1 e Doel 2 dovevano essere chiusi definitivamente nel 2015. Il governo Di Rupo ha inizialmente ritenuto necessario mantenere Tihange 1 in funzione per una decina di anni in più, poi il governo Michel ha deciso di prolungare la durata di vita delle due più vecchie unità di Doel. L’argomento finale dei due governi è stato che, procedendo altrimenti, verrebbe compromessa la sicurezza dell’approvvigionamento. Come altri esperti, avevamo avvertito che questi reattori obsoleti sarebbero rimasti più frequentemente fermi e, soprattutto, per periodi più lunghi, mettendo così in pericolo il nostro approvvigionamento energetico. I fatti ci hanno dato ragione».

Greenpeace Belgique  evidenzia che «Nel corso dei loro 20 primi anni di sfruttamento, i reattori nucleari hanno prodotto in media per il 90% del tempo. Nel 2015 questo livello era precipitato appena al 48%  e nel corso dei due anni successivi ha ogni volta raggiunto l’80 %. In media, dal 2015, la disponibilità del parco nucleare belga è quindi del 69 %. Non abbiamo potuto ancora approfittare molto  del prolungamento della durata di vita di Tihange 1. Tra ottobre 2015 e ottobre 2017, questo reattore da  1000 MW ha prodotto elettricità solo per il 44% del tempo: nel 2016  il reattore è stato fermo per 231 giorni; Nel 2017, Tihange 1 non è stato fuori servizio “solo” per 213 giorni; Si tratta principalmente di fermi non pianificati, dovuti a incidenti imprevisti e a delle défaillance tecniche».

Di fronte alle critiche delle associazioni ambientaliste per una misura considerata inefficace e che continuano a chiedere al governo di accelerare l’uscita del Belgio dal nucleare, Lodewijk Van Bladel, un medico dell’agenzia federale per il controllo nucleare, risponde su Rtbf che diversi fattori dimostrano che prendere queste pillole in caso di nube radioattiva è in qualche caso utile: «Un bambino piccolo immagazzina più iodio radioattivo rispetto a una persona anziana, la sua tiroide ne prende molto di più e l’organo è più piccolo in una persona giovane, il che ha come conseguenza che la sua densità di irradiazione sarà maggiore. Infine, un giovane vivrà in linea di principio più a lungo e quindi, un giorno, avrà una migliore possibilità di sviluppare il cancro».

fonte: greenreport.it

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