Di Matteo: ”Lotta a mafia e corruzione sia primo obiettivo del Governo”

Il magistrato ai giovani: “Mai smettere di ricercare la verità sul passato”
di Aaron Pettinari

“La lotta alla mafia, la lotta al sistema corruttivo deve essere, e speriamo che prima o poi lo diventi, il primo obiettivo di ogni governo, di qualunque colore esso sia”. Con queste parole il Sostituto Procuratore nazionale Antimafia, Antonino Di Matteo, ha introdotto il proprio discorso all’incontro su ‘Mafia e corruzione’ organizzato dall’Inner Wheel. “Probabilmente finora non è stato così e temo che il cammino sia lungo – ha aggiunto – ed è preoccupante e desolante il fatto che il tema di mafia e corruzione sia stato totalmente assente nell’ultima campagna elettorale”. Dopo i saluti iniziali del professore Aldo Schiavello, per la Facoltà di Giurisprudenza, e di Angela Fundarò Mattarella, presidente della Inner Wheel Palermo, rispondendo alle domande della moderatrice Elvira Terranova, giornalista dell’AdnKronos, il pm ha analizzato la situazione attuale sulla lotta alla Corruzione. Secondo il rapporto di Transparency International sull’indice di percezione della corruzione, l’Italia è al 54° posto su 180 Paesi e addirittura in Europa il nostro Paese è terzultimo davanti alle sole Grecia e Bulgaria.
“In Italia la corruzione continua a restare impunita – ha proseguito Di Matteo – in questo momento, nelle carceri italiane oltre 50 mila detenuti, di questi solo una quindicina, o non più di venti, stanno scontando una pena definitiva per corruzione o altri reati contro la pubblica amministrazione. Questo dimostra che la corruzione in Italia continua a restare impunita”. “E con la recente riforma il numero rischia di diminuire ancora – ha aggiunto il magistrato che rappresenta l’accusa nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia – Questa sostanziale impunità di condotte gravissime che conseguenze produce? Tutti sottolineano i danni economici ingentissimi per il nostro paese, a me piace sottolineare anche altri aspetti che non ritengo meno importanti. Questa impunità mortifica i cittadini onesti, le persone offese, l’aspettativa di trasparenza nella conduzione di attività pubblica. Produce la disaffezione per non dire disprezzo delle pubbliche amministrazioni”.
“Se il sistema mafioso nutre il sistema corruttivo e il sistema corruttivo sempre più spesso accetta l’utilizzo di metodi mafiosi, credo che ci dobbiamo porre un problema – ha detto Di Matteo – Capita, ad esempio, sempre più spesso che grossi gruppi imprenditoriali chiedano a Cosa nostra l’intervento da eseguire, e non viceversa, come era accaduto a Villabate dove un grosso gruppo voleva realizzare uno dei più grandi centri commerciali d’Europa, quindi la mafia utilizzata come ‘agenzia di servizi’. Qualcuno del consiglio comunale di Villabate che voleva resistere è stato intimidito e altri sono stati pagati”.

di matteo giurisprudenza 20180319

Intercettazioni e 41 bis
Di Matteo si è anche soffermato sulla recente riforma delle intercettazioni. “Noi abbiamo una normativa antimafia invidiata dal resto d’Europa – ha ricordato Di Matteo – Noi dobbiamo mantenere saldi gli strumenti giuridici che abbiamo e in questo senso non condivido lo spirito ed i contenuti di alcune riforme come quelle sulle intercettazioni. Ci sono conversazioni che possono essere ritenute irrilevanti in un dato momento che poi diventano rilevanti nel processo penale anche dopo dieci anni e non registrandole di fatto si toglie una prova che può essere utile tanto all’accusa quanto alla difesa. Poi sul piano costituzionale nel momento che la Polizia giudiziaria non trascrive o non lascia traccia di quella valutazione di fatto ha sottratto definitivamente una prova. Un operato che nel nostro sistema costituzionale è demandato esclusivamente alla magistratura. Fermo restando la professionalità dei corpi di polizia il rischio è che un organo che dipende dall’esecutivo, che ha una sua scala gerarchica precisa, può sottrarre per sempre un elemento di prova”.
Ugualmente critica l’analisi sulla riforma carceraria. “Si parla in maniera impropria del 41 bis definendolo carcere duro. La finalità, sin dai tempi di Falcone è quella di prevenire che attraverso i contatti con l’esterno il capomafia detenuto possa continuare a trasmettere ordini e perseguire le proprie finalità delittuose. E non vorrei che passasse l’idea che, dato che non ci sono stati più delitti eccellenti, si possa abbassare la guardia anche allargando le maglie del 41 bis così come abbiamo visto da circolari esplicative e provvedimenti che di fatto ne stanno svuotando l’essenza”.

Le correnti al Csm
Di Matteo ha anche sottolineato l’importanza dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri. “Noi dobbiamo preservarla – ha ribadito rivolgendosi ai ragazzi – La magistratura purtroppo ha mutuato la peggiore politica negli odiosi sistemi per la spartizione del potere. La degenerazione del cosiddetto sistema correntizio, quindi dell’autogoverno della magistratura, è sotto gli occhi di tutti. E non è accettabile che questo sistema si perpetui. A mio parere c’è un rischio che è stato implementato dall’entrata in vigore dalla nuova legge di ordinamento giudiziario che ha disegnato in maniera eccessivamente gerarchica gli uffici inquirenti della Procura. Concentrare troppi poteri nelle mani degli uffici, in un sistema in cui la nomina dei capi risente delle correnti e delle influenze politiche, significa di fatto comprimere l’autonomia della magistratura”.

di matteo domanda giurisprudenza 20180319

Il fronte antimafia
Rispondendo alle domande della Terranova il sostituto procuratore nazionale antimafia è anche intervenuto su alcuni episodi che stanno minando la credibili della lotta alla mafia. “Non mi piace quest’aria che tira, specie qui a Palermo – ha detto – E’ quel medesimo clima che si respirava nelle aule di giustizia quando dicevano che Giovanni Falcone si era messo la bomba all’Addaura da solo. Ci sono dei rigurgiti di tentativi di diffondere opinioni in cui, prendendo spunto da fatti di cronaca che hanno visto il coinvolgimento di persone legate all’antimafia, si rischia di vanificare tutto il lavoro fatto finora”. “Questi fatti” come l’arresto dell’ex Presidente della Camera di commercio di Palermo Roberto Helg scoperto mentre intascava una tangente da 100 mila euro, “vanno accertati e puniti ma non possono vanificare tutto, non si può diffondere pessimismo e rassegnazione e gettare il bambino con l’acqua sporca. In questo ultimo periodo ho assistito a una strana vicenda: di volere, partendo da questi gravi casi, generalizzare e dire: ‘Vedete, sono tutti gli stessi?’, oppure che ‘Non vale la pena impegnarsi in queste cose perché è tutto una impostura perché l’antimafia è governata dagli stessi meccanismi della mafia’”.

La ricerca della verità
“Noi non possiamo dimenticare il passato – ha proseguito il pm rivolgendosi ai tanti giovani presenti nell’aula Chiazzese – Dobbiamo coltivare la memoria affinché non sia soltanto un puro esercizio retorico concentrato sul 23 maggio, il 19 luglio o il 6 gennaio, parlando di delitti eccellenti. Ma lo dobbiamo fare con intelligenza e con una consapevolezza precisa. Dobbiamo conoscere perché solo la conoscenza e la memoria possono contribuire a migliorare il nostro futuro. E per questo dobbiamo capire che la mafia non è solo quella macelleria criminale rappresentata dai Riina, dai Bagarella e dai Provenzano, ma si contraddistingue per quella sua tendenza ad instaurare e mantenere rapporti con il potere. E ciò è dimostrato anche da sentenze come quella Andreotti, quella Dell’Utri, Cuffaro o Contrada”.
Commentando anche la recente relazione della Commissione antimafia Di Matteo si è soffermato su quanto detto dalla Presidente Rosy Bindi. “La Commissione ha scritto che emerge che con ogni probabilità, in riferimento alle stragi del 1992 e del 1993, Cosa nostra non agì da sola. E c’è l’auspicio che la prossima Commissione si occupi, tra le altre cose, anche di questi aspetti per fornire al Paese una verità che sia completa. Perché la ricerca della verità passa necessariamente anche dall’analisi politica. In questo momento siamo di fronte ad una verità parziale ed una verità parziale equivale ad una verità negata”. Ed infine ha concluso: “Appartengo a quel novero di magistrati, un po’ pochini a dire il vero, che considera la ricerca della verità sul passato altrettanto importante della ricerca della verità sul presente. Fino a quando ci sarà uno spiraglio per arrivare alla verità, i capitoli non possono mai essere considerati conclusi”.

Foto di copertina: Tantestorie Libreria per Bambini, ragazzi e adulti attenti
Foto al centro: ACFB

Fonte:Antimafiaduemila

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