Le ”scuse” di Vilmar Acosta

di Jean Georges Almendras
Nuova udienza del processo contro Vilmar “Neneco” Acosta, ad Asunción, Paraguay

processo vilmar acosta c abc color
Come era previsto, nella giornata di ieri la difesa di Vilmar Acosta ha presentato la sua requisitoria finale. La Corte ha poi concesso la parola all’accusato Vilmar “Neneco” e lui ha parlato.
Uno dei nostri corrispondenti della redazione paraguaiana di Antimafia Dos Mil ha riferito che Acosta, che si trovava vicino ai suoi avvocati nel settore riservato alla difesa, a sorpresa, ha rivolto uno sguardo verso la famiglia di Pablo Medina ed ha bisbigliato a bassa voce parole di scuse. Ha detto loro di essere innocente e di non aver partecipato in alcun modo ai fatti che gli vengono contestati. Di seguito, sempre con lo stesso tono, ha detto che in caso di assoluzione, chiederebbe al Tribunale di rendersi responsabile dei danni subiti negli ultimi tre anni.
Concluso il suo intervento, il Tribunale di Sentenza ha dato la parola ai parenti di Pablo Medina. Suo padre, senza distogliere lo sguardo da “Neneco” Acosta, gli ha chiesto con forza il motivo per il quale aveva ordinato di uccidere suo figlio, mentre Dyrsen, figlia maggiore di Medina, in modo molto determinato e diretto ha detto: “Chiedo che i responsabili paghino per il loro crimine e che la verità trionfi. Noi familiari abbiamo seguito da vicino tutto il processo. Siamo stati testimoni diretti del lavoro che Pablo realizzava contro il narcotraffico. La sua è una grave perdita. Non recupereremo oramai la sua vita, ma esigiamo giustizia e vogliamo che emerga  la verità“. Anche parlato Francisco Medina, fratello di Pablo, ha chiesto che sia fatta giustizia e che i responsabili vengano condannati dalla Corte.
Gli avvocati difensori di Acosta insistono invece nello screditare le indagini sulla partecipazione di Neneco all’assassinio di Medina e della sua assistente, affermando che secondo le prove da loro raccolte, questo duplice omicidio attribuito al loro assistito sia in realtà una montatura.
Siamo quindi alle tappe finali del processo. Il prossimo giovedì 14 dicembre sarà emessa la sentenza in prima istanza.
Nella sala del Palazzo di Giustizia oltre ai familiari di Medina, c’era anche un nostro redattore ed un rappresentante del giornale ABC Color, testata dove quale lavorava il giornalista ucciso. In questa occasione, come si può ben vedere nella foto sopra pubblicata da ABC Color, i tre avvocati di Vilmar Acosta e il loro imputato, quel giorno non si sono sottratti dal mettersi in posa per uno scatto sorridente simile a quello di una squadra di calcio che si mostra con aria trionfante. Il tutto appare molto grottesco. Questa immagine e la sfacciataggine espressa dall’ex sindaco al momento di chiedere “scusa” alla famiglia Medina, dimostra pubblicamente che la tragedia che colpì la società paraguaiana e il mondo del giornalismo internazionale, non ha avuto un forte impatto ne interesse da parte del clan Acosta. Un clan irriverente che opera nella città di Ipejhú, che ora si confronta con un’opinione pubblica che chiede una condanna esemplare dal 16 ottobre 2014.

Foto di Copertina: www.abccolor.com

fonte:antimafiaduemila.com

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