Rosa, rosae e Rosatellum mentre l’Italia va a rotoli

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di Lorenzo Baldo
Fiducia. E’ quella che è stata posta in Parlamento per promuovere una legge elettorale indegna di un Paese civile.
Fiducia. E’ quella che è stata definitivamente sepolta dalla società civile nei confronti di una classe politica fine a se stessa. Stesso discorso nei confronti delle massime cariche istituzionali decise a mettere il sigillo sul “Rosatellum”. Come hanno spiegato in maniera esaustiva Daniele Casanova e Marco Podetta su LeG “si poteva e si doveva bloccare la fiducia sulla legge elettorale”. Ma così non è stato. La domanda se il Presidente del Senato Piero Grasso si opporrà a questo obbrobrio al momento è sospesa.
Il gravissimo immobilismo del Capo di Stato Sergio Mattarella di fronte a questo scempio si commenta da solo. Soprattutto dopo questi ultimi anni nei quali i suoi silenzi hanno pesato enormemente, così come i tanti “moniti” di Giorgio Napolitano. Difficile scacciare via quel senso profondo di amarezza. “Povera Patria, schiacciata dagli abusi di potere”, cantava diversi anni fa Franco Battiato. Probabilmente quella canzone potrebbe essere arricchita da nuove strofe dedicate a chi quel potere continua a gestirlo in totale spregio della Costituzione. Che dopo essere sopravvissuta al tentativo di stupro da parte di Matteo Renzi e dei suoi accoliti (a larghe intese), continua ad essere violata sistematicamente da una schiera di politicanti, ebbri del loro potere temporaneo.
In questa sorta di mare magnum dove il falso continua impunemente ad essere spacciato per vero sono tornati alla ribalta alcuni vecchi articoli su un’inchiesta che aveva lambito il padre del “Rosatellum”, Ettore Rosato, vecchie storie su “voti per appalti” che avrebbero riguardato “persino un sottosegretario agli Interni” che “coltivava rapporti discutibili con famiglie in odore di ‘Ndrangheta”. Tutto archiviato. Solo “voci” di corridoio mai riscontrate, nessun rischio quindi per la reputazione dell’esponente politico in questione.
Anche “Presa Diretta” nel 2012 aveva acceso i riflettori su una vecchia informativa della Dia che puntava il dito su determinati personaggi possibilmente vicini alla ‘Ndrangheta. Dopo quella trasmissione Vincenzo Cerceo, colonnello in congedo della Guardia di Finanza (della segreteria nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici), aveva scritto una lettera aperta chiedendo spiegazioni allo stesso Rosato su un documento della Guardia di Finanza, ripreso nel servizio di “Presa Diretta”, che citava espressamente un personaggio definito “punto di contatto tra il mondo politico genovese e le consorterie criminali di stampo mafioso”. Anche in questo caso non vi era stato alcun sviluppo investigativo nei confronti del padre del “Rosatellum”. Che era uscito di scena completamente immacolato, fresco come una rosa. Pronto a mettersi a disposizione di quei burattinai che stanno ipotecando il nostro futuro. A meno che dalla parte sana di questo Paese non si alzi forte e chiaro un sussulto di dignità.

Fonte:Antimafiaduemila

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