Contro la ”banda” del Parlamento basta la matita

di Saverio Lodato
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Ai colpi di stato si può soltanto soccombere; o reagire, imbracciando moschetto e pallettoni e mettendo a repentaglio la propria vita. La storia del Novecento è ricca di esempi in ogni angolo del mondo, anche se quando un colpo di stato riesce, è cioé tecnicamente fatto bene, come diceva Curzio Malaparte, di regola ne discendono decenni di dittature. Vero è che Mussolini, con la legge Acerbo (la grande madre di tutte le “leggi truffa” a venire) mise la fiducia in Parlamento, ma è pur vero che, qualche anno dopo, abolì definitivamente il ricorso alle urne risolvendo il problema alla radice. Mussolini se ne intendeva, e non lasciò l’opera a metà.
Questo solo per dire che la “banda dei quattro” – espressione che divenne proverbiale nella Cina maoista ai tempi della rivoluzione culturale -, che ieri ha ottenuto la maggioranza alla Camera portando in salvo il bottino di una legge elettorale più “schifosa” di quelle precedenti, si trova ancora a metà del guado.
Insomma, le Idi di marzo non sono ancora finite se è vero come è vero che adesso la medesima “schifezza” dovrà essere fatta trangugiare anche ai senatori. Vedremo.
Ma ciò significa anche che non stiamo parlando di un “colpo di stato”, al quale soccombere, o contro il quale imbracciare il moschetto, essendo la situazione, per fortuna, soltanto grave, senza ancora essere tragica.
Che però quanto accaduto assomigli molto da vicino a un più modesto “colpo di mano” di una partitocrazia sul perenne orlo del precipizio, questo ci sembra innegabile.
Loro stessi non ne fanno mistero, vogliono restare attaccati a poltrone e privilegi, pretendono i “nominati”, aboliscono le preferenze, insomma se ne fottono del fatto che ormai da un decennio non rappresentano più il cosiddetto paese reale. Pensandola tutti allo stesso modo, si sono fatti forza, “stringendosi a coorte”, contro l’unico movimento, i 5 Stelle, che al loro gioco non ci vuole stare. E questo – lo abbiamo scritto qui qualche giorno fa – non è un belvedere.
In altre parole, Lucia Annunziata ha ragione, quando afferma che sono riusciti nel miracolo di portare in salvo soltanto “se stessi”, mandando invece gli italiani a ramengo.
Ma il ragionamento deve essere completato aggiungendo anche questa previsione: a meno che non caschi il mondo, gli italiani dovranno pur tornare a votare.
Saranno mesi – lo ripetono tutti – di una campagna elettorale lunga, velenosa, e a base di colpi bassi.
Ma votare si vota. Almeno questo.
Potrebbe allora crearsi la classica situazione del pifferaio che andò per suonare e fu suonato.
Graverà soprattutto sui 5 stelle, essendo le vittime designate di questa nuova legge elettorale, un’opera di divulgazione di massa per spiegare agli italiani come stanno le cose.
Se infatti gli italiani, non capendo quanto sta accadendo o, peggio ancora, pur capendolo, decideranno di votare per il pifferaio (o per la “banda dei quattro” che è la stessa cosa) sarà bene mettersi l’anima in pace.
Come?
Riconoscendo che la “schifezza” non è soltanto “dentro” il Palazzo, ma anche “fuori” dal Palazzo.
Avremo un primo vero assaggio di che aria tira, fra qualche settimana, con le elezioni in Sicilia.
Moschetto e pallettoni sono prematuri.
In questo momento, può tornare utilissima una semplice matita.
Se gli italiani capiranno ciò che la “banda dei quattro” sta cercando di fare, come lo capirono in occasione del referendum del 4 dicembre, il “colpo di mano si sgonfierà da solo.
È ciò che auspichiamo.

Foto © Ansa

saverio.lodato@virgilio.it

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