Via d’Amelio: le domande della Commissione antimafia a Di Matteo

Secretata l’audizione del pm: le indagini sulla strage, la “gestione Scarantino” e le nuove piste del processo trattativa – Video
di Giorgio Bongiovanni, Lorenzo Baldo e Miriam Cuccu
Se qualcuno ha fatto di Vincenzo Scarantino un “pupo vestito” ad arte per depistare le indagini sulla strage di via d’Amelio “questo è depistaggio”. Così il pm Nino Di Matteo aveva tratteggiato la “gestione” del picciotto della Guadagna di fronte alla Commissione parlamentare antimafia, che ieri ha richiamato il magistrato per porre alcune domande in merito. Le risposte del pubblico ministero, però, sono state secretate su richiesta dello stesso Di Matteo, che ha elogiato la qualità delle questioni poste in sede di audizione. “Si coglie un intento di approfondimento che, da cittadino, mi conforta molto” ha detto Di Matteo al termine delle domande.
Tra le questioni sollevate dalla Commissione parlamentare antimafia, il “filo” che lega le “menti raffinatissime” descritte da Giovanni Falcone all’indomani del suo fallito attentato. “Vogliamo sapere – ha detto Lumia – se nella sua attività ha potuto incrociare e valutare l’espressione ‘menti raffinatissime’, che agirono all’Addaura” per passare “a quelle che organizzarono il depistaggio” di via d’Amelio, e stabilire se ci fosse una continuità nel tentativo di “destabilizzare il paese durante la stagione della crisi della prima Repubblica”, tenendo conto anche dei recenti sviluppi emersi a Reggio Calabria sul ruolo che la ‘Ndrangheta avrebbe ricoperto nella strategia stragista insieme a Cosa nostra. “Vorremmo provare a capire – ha detto ancora Lumia – se la trattativa prese il via anche con soggetti diversi e più articolari” addirittura “prima della strage di Capaci” e se “quelle ‘menti raffinatissime’ agirono anche a Capaci, in via d’Amelio, nelle stragi di Firenze, Roma e Milano e nel fallito attentato all’Olimpico” per comprendere “se ci sono ulteriori filoni d’indagine in corso sulla trattativa” alla luce delle recenti intercettazioni in carcere del boss Giuseppe Graviano, e se “le ‘menti raffinatissime’ sono ancora in azione per provare a bloccare, depistare e delegittimare quel lavoro che ancora oggi si sta sviluppando”.
Questioni che fanno eco alla richiesta di approfondimento sull’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, consumato da Cosa nostra neanche due mesi dopo l’Addaura. Una vicenda, ha detto il deputato Davide Mattiello, poi sfociata nella richiesta di archiviazione da parte della Procura di Palermo e nella successiva avocazione richiesta dal procuratore generale. Altro punto sollevato da Mattiello ha riguardato gli atti d’impulso della Direzione nazionale antimafia, e le deleghe di indagine ricevute dall’allora sostituto Gianfranco Donadio da parte del presidente Grasso, in merito alla possibilità che le stragi siano frutto di una strategia della tensione collegata ad ambienti deviati delle istituzioni.
Il senatore Luigi Gaetti ha quindi focalizzato l’attenzione su alcuni punti tuttora oscuri, in merito alle indagini su via d’Amelio, a suo tempo denunciate da Gioacchino Genchi – ex consulente informatico del gruppo investigativo Falcone e Borsellino – riflettendo sulla necessità di andare anche oltre l’ambito giudiziario così da far emergere, anche sotto un profilo storico, la verità su quel biennio stragista.
“In processi come il trattativa Stato-mafia e quello a carico di Mario Mori e Mauro Obinu – ha esordito il deputato Francesco D’Uvasono state mai acquisite le risultanze delle indagini condotte a Firenze dal procuratore Chelazzi?”. E ancora, tornando ai processi sulla strage di via d’Amelio: “Ci fu qualche collega che, a Caltanissetta, riferì di perplessità su Scarantino?” chiedendo se ci fu un momento in cui Di Matteo si accorse che “c’era dell’altro” in merito al ruolo dei mandanti esterni, e se, all’epoca, si verificarono episodi “fuori luogo” durante quei processi.
“Secondo la sua esperienza – ha poi domandato Salvatore Tito Di Maggio a Di Matteo – chi guida quando si fanno le indagini di polizia giudiziaria, la magistratura o i corpi di polizia?”. Spazio agli interrogativi è stato dato anche all’episodio delle dimissioni di Genchi dal gruppo investigativo su via d’Amelio, ed alle dichiarazioni del magistrato Ilda Bocassini, la quale disse che “il pentito Gaspare Spatuzza poteva essere sentito “in tempi non sospetti rispetto alle indagini iniziate a seguito di Scarantino”.
“Che idea si è fatto del motivo per cui la Procura di Caltanissetta non sentì mai il dottor Borsellino, nonostante la sua richiesta insistente dopo la strage di Capaci?” ha chiesto la presidente Rosy Bindi al pm, prima di tornare all’“argomento Scarantino”. “Le fu mai chiesto di verificare l’attendibilità di Scarantino? E per quale motivo, secondo lei le osservazioni della dottoressa Boccassini in merito a Scarantino furono ignorate?”. Poi l’ombra delle indagini depistate: “Come avete valutato le dichiarazioni di uno Scarantino che diceva di essere stato costretto dal Arnaldo La Barbera (ex capo della mobile di Palermo, ndr) a rendere dichiarazioni anche con metodi violenti? Fu un desiderio di ‘prestazione’” oppure si trattò di “una sorta di depistaggio?”. Per una collaborazione “senza filtri” con la commissione, però, Di Matteo avrebbe dovuto fare riferimento a “fatti che per le procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze possono essere di inopportuna diffusione mediatica”. Da qui la decisione di chiudere le porte al proseguimento dell’audizione.

Fonte:Antimafiaduemila

Guarda il video dell’audizione del sostituto procuratore Di Matteo: webtv.camera.it/evento/11807

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