La famiglia Riina e il marchio di Caino

di Giorgio Bongiovanni

riina caino
Una provocazione e un’offesa al Capo dello Stato, agli italiani onesti ma soprattutto ai parenti delle vittime di mafia spietatamente uccise da Totò Riina. È ciò che sembra essere la richiesta di Lucia Riina, figlia del boss corleonese e del marito Vincenzo Bellomo, che annunciano di chiedere l’esonero dalla cittadinanza italiana insieme alla loro bimba di pochi mesi. Richiesta che dovrebbe essere recapitata al Presidente della Repubblica, tra l’altro parente di vittima di mafia pure lui, Sergio Mattarella, fratello di quel Piersanti presidente della Regione Siciliana ucciso nel 1980, per il cui assassinio proprio Totò Riina si beccò un ergastolo insieme ad altri boss di Cosa nostra.
Una presa di posizione, quella di Lucia Riina, diffusa a seguito del rifiuto del bonus bebè rimbalzato su tutti gli organi di stampa.
Delle sue considerazioni solo una si salva in quanto verità: che la sua bambina, signora Riina, è davvero “innocente e voluta da Dio”. Ma voi, figli adulti del boss corleonese, non avete mai manifestato alcuna intenzione di dissociarvi e rinnegare la condotta e le azioni del sanguinario Totò “u’ curtu”, autore di massacri di vite innocenti – bambini sciolti nell’acido compresi – accertati da sentenze definitive corroborate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Perché è questo che si aspettano da voi la società civile onesta e i familiari delle vittime di mafia: una dissociazione totale e, qualora foste a conoscenza di informazioni utili alla magistratura per fare luce sul biennio stragista scatenato da vostro padre, un’autentica collaborazione con gli inquirenti.
Ma fino a questo momento le celebrazioni della vostra figura paterna (persino sulla tv di Stato) sono solo un insulto al sangue innocente del quale vostro padre si è sporcato le mani.
Finché i Riina proseguiranno nella loro assurda omertà, invece di rinnegare delitti e massacri compiuti dal padre, porteranno il marchio di Caino in fronte (Genesi, cap 4-15). Se sono credenti, così come si dichiarano, sappiano che il loro peggiore nemico è Dio in persona poiché nessuno, nemmeno la famiglia Riina, può sottrarsi al Suo Giudizio Universale. Quel marchio sparirebbe solo con il pentimento, con una ferma distanza dalla condotta del boss corleonese. Qualora decidessero di fare questa scelta profonda, saremmo noi stessi a chiedere assistenza per Lucia Riina e la sua famiglia.

fopnte:antimafiaduemila.com

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