Claudio Martelli, fallo da ”ultimo uomo”. Espulso!

di Giorgio Bongiovanni
martelli aula bunker 20160609

Lo scorso 19 maggio, su il Resto del Carlino, l’ex onorevole Claudio Martelli ha scritto un editoriale ricordando Giovanni Falcone. Ha ricordato i successi ottenuti contro la mafia ma anche l’isolamento, le indifferenze e le ostilità che lo stesso aveva subito. Un ricordo, il suo, rafforzato da quel periodo vissuto congiuntamente al ministero della Giustizia, quando proprio Falcone decise di accettare l’incarico all’Ufficio Affari Penali per allontanarsi da quegli ambienti che lo avevano accerchiato, lasciandolo sempre più solo senza la possibilità di proseguire concretamente il proprio lavoro di magistrato all’interno della Procura di Palermo. Nel prosieguo del discorso Martelli torna a puntare il dito nei confronti di Antonio Ingroia ed Antonino Di Matteo, proprio come aveva fatto nel 2014, durante un fuorionda al Tgcom, durante la pausa di un collegamento. “E gli Ingroia e i Di Matteo? – scrive Martelli – Si professano discepoli di Falcone, ma le loro scelte processuali sembrano piuttosto ispirate ai suoi nemici: teoremi fragorosi e indimostrabili, avvisi di garanzia come coltellate, rinvii a giudizio senza altre prove che le dichiarazioni intimistiche di pentiti in cerca d’autore. Resiste l’idea ossessiva del ‘terzo livello’, una struttura politica che comanderebbe la mafia; ‘un’idea ridicola come la Spectre’, diceva Falcone. Il rumore di processi nati morti si è spento…”.
Eccolo il fallo da ultimo uomo che Claudio Martelli commette, proprio negli ultimi minuti della “partita” (il processo, ndr) che si sta giocando a Palermo con il processo Trattativa Stato-mafia, di fronte alla corte d’Assise. Martelli, citando il pm di punta del pool che indaga su quel particolare periodo storico e chi di quel pool è stato il coordinatore ed oggi fa l’avvocato, parla di teoremi fragorosi e indimostrabili, consapevole che proprio dalle sue parole sono giunte importanti conferme su quanto avvenuto in quel biennio stragista.
Il 9 giugno 2016, rispondendo ad una domanda del pm Di Matteo sulle pubblicazioni avvenute nel 1992, di Gelli, nel settimanale “Candido” che anticiparono le vicende che portarono alle dimissioni dal ruolo di Guardasigilli, Martelli aveva risposto con un’affermazione inquietante che contraddice se stesso: ”Non è la prima volta che si scambiano favori tra la mafia, associazioni tipo la P2, servizi deviati, massoneria deviata”. Quindi spiegava: “L’articolo di Gelli è di fine agosto primi di settembre e quello di ‘Candido’ è di ottobre c’è un episodio che è importante: il grande accusatore, collaboratore di Craxi, Silvano Larini, che mi coinvolge nel Conto Protezione è ospitato, fino a quando si consegna all’autorità giudiziaria di Milano, nella villa di Florio Fiorini in Costa Azzurra. Fiorini era un uomo della P2”. E poi concludeva: “Non è la prima volta che si scambiano favori tra la mafia, associazioni tipo la P2, servizi deviati, massoneria deviata. Potrebbe esserci stato anche in questo caso”. Dichiarazioni rilasciate sotto giuramento. P2, servizi deviati e massoneria deviata non fanno forse parte di quel terzo livello a cui si riferisce nel nuovo editoriale? Cosa è accaduto all’ex onorevole Claudio Martelli tanto da entrare a gamba tesa sul processo, tradendo e sgambettando se stesso, nel momento in cui sono già stati escussi tutti i testi di accusa e difesa e ci si prepara ad entrare nella fase della presentazione delle prove aggiuntive?
In un precedente editoriale avevamo già riportato un lungo elenco di prove acquisite al processo che fanno intravedere chiaramente i fatti maturati tra il 1992 ed il 1994.
Tra queste figuravano proprio le parole dell’ex ministro della Giustizia che, grazie alla guida di Giovanni Falcone, sia con il giudice in vita che dopo la strage di Capaci, aveva dato un contributo importante nella lotta contro la mafia. Con quelle ulteriori dichiarazioni su P2, servizi e massoneria deviata aveva dato un contributo importante dimostrando che uomini di potere, finalmente, avevano deciso di raccontare un po’ di quella verità che per oltre vent’anni, se non fosse arrivato Massimo Ciancimino a raccontare un “capitolo” di storia, era stata sempre taciuta. Con questo “fallo da ultimo uomo”, però, Martelli “esce dal gioco”. “Espulso” e “squalificato” fino a data da destinarsi, finché non dirà tutta la verità, spiegando ulteriormente quanto detto durante la testimonianza nell’aula bunker di Palermo. Valori etici che un politico, un rappresentante dello Stato, votato democraticamente e scelto dall’opinione pubblica, dovrebbe incarnare. Perché a 25 anni di distanza dalle stragi, se davvero si vuole onorare la memoria di Falcone e Borsellino, il tempo delle ritrattazioni e delle mezze verità deve finire.

Fonte:Antimafiaduemila

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