Non solo una Camorra

Nella relazione Dia le diverse strutture della mafia campana
di Francesca Mondin – Documento pdf
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La Camorra come organizzazione criminale unitaria? Non più, secondo quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia l’unitarietà riconosciuta in passato alla Camorra oggi è solo “un retaggio storico del passato” che lascia spazio ad una grande instabilità. La forbice fra le diverse tipologie di aggregazioni “accomunate dalla derivazione mafiosa”, si legge nella relazione, continua a divaricarsi tanto che “non è più possibile riferirsi al concetto di camorra se non declinandolo al plurale, camorre”.
La mafia campana infatti si presenta, anche nel secondo semestre del 2015, molto eterogenea e complessa in grado di assumere “connotazioni differenti a seconda dell’area in cui si esprime”. Da un lato, nelle province, si registra “l’operato di organizzazioni strutturate” e dall’altro, nella città di Napoli la presenza “di gruppi minori, con comportamenti criminali schizofrenici e per questo soggetti a continue ridefinizioni”.

La ferocia dei giovanissimi
Nel capoluogo partenopeo si verificano infatti guerriglie tra bande rivali, dove i giovanissimi cercano di farsi spazio con violenti scontri a fuoco. “E’ in atto un mutamento nella fisonomia di alcuni clan – scrive la Dia – che privati di figure apicali di riferimento, sono gradualmente implosi, lasciando posto a gruppi composti da giovanissimi, discendenti da famiglie camorriste del passato”. Perciò accade che sebbene “non mancano gruppi più strutturati, convivono nello stesso quartiere bande prive di un centro di comando che tendono ad espandere il proprio raggio d’azione”.
Le manifestazioni di violenza più eclatanti “sono concentrate nel centro cittadino (Sanità, Quartieri Spagnoli, Forcella) e nella periferia urbana (quartieri orientali di PonticelliBarra ed occidentali di Fuorigrotta/Soccavo/Pianura)”.

La stabilità fuori la metropoli
Diversamente, si legge nel documento, in provincia di Napoli, si registra una maggiore stabilità data anche dalla “presenza di radicati e storici sodalizi camorristici, quali il gruppo Mallardo, che mantiene un ruolo centrale negli equilibri criminali della provincia”. Questo permette “di perseguire gli obiettivi criminali del clan indipendentemente dallo stato di detenzione dei capi”. Il modello organizzativo dei clan è più rigido e “passa anche attraverso una gestione “oligopolista” delle attività e dei traffici illeciti ed una più intensa opera di condizionamento delle amministrazioni locali”.
Allo stesso modo nella provincia di Caserta, i Casalesi, sebbene messi in grandi difficoltà dall’azione della magistratura continuano ad esercitare il controllo del territorio con le estorsioni  e mantenendo inalterata la capacità “di intessere relazioni con esponenti dell’imprenditoria e della politica, influenzandone le scelte attraverso un sempre più marcato ricorso alla corruzione”.
Addirittura a riguardo la Dia parla di “una nuova espressione della mafia casertana” rappresentata da “figure professionali” che hanno “consentito al clan di acquisire ulteriore potere economico”.

Emancipazione criminale della donna
Una figura che sta emergendo all’interno di questo panorama eterogeneo è quella della donna. La Dia riporta l’omicidio della sorella del capomafia D’amico di Napoli (10 ottobre 2015) come conferma che le donne di Camorra sono “da ritenersi non più solo serventi alle strategie dell’organizzazione, ma esse stesse in grado di orientare e pianificare, sotto il profilo militare ed economico, le attività della famiglia”. Altro esempio, presentato nella relazione, dell’inclusione di “professioniste” criminali donne nella conduzione e gestione degli affari illeciti è il caso del clan Giugliano, a Poggiomarino e Striano, la cui reggenza è stata affidata alla moglie del capo detenuto. Così come il tentato omicidio, a Torre Annunziata, della sorella del reggente della famiglia Gionta ed il ruolo di primo piano affidato alle donne del gruppo D’alessandrio di Castellammare di Stabia.

Il business della Droga
Un business sempre redditizio ed in espansione continua ad essere il traffico di sostanze stupefacenti. Per gestire gli affari della droga i gruppi camorristici si sono organizzati “in una vera e propria forma di “coesione trasversale” tra sodalizi – scrive la Dia – con forme di collaborazione che salvaguardano comunque le rispettive aree di influenza”.
Addirittura, l’analisi della Dia “proietta le organizzazioni camorriste verso una progressiva autonomia nell’approvvigionamento degli stupefacenti, facendo leva sugli appoggi logistici creati nel tempo sulle coste della Spagna e del nord Africa”.
Restano tra le attività illecite più rappresentative “l’usura e l’estorsione, il contrabbando di tabacchi lavorati esteri ed il traffico di rifiuti, la contraffazione, la gestione illegale delle slot machine, dei video poker e del gioco on-line, oltre alla spiccata propensione ad infiltrarsi, specie fuori Regione e all’estero, in attività imprenditoriali collegate alla filiera dell’agroalimentare e della ristorazione”.
Non mancano i condizionamenti della criminalità organizzata su Enti locali.

Il “sistema criminale” fuori regione
Fuori Regione, nel territorio nazionale ed estero, i membri della Direzione Investigativa Antimafia evidenziano come la Camorra “tende ad assumere la connotazione di un vero e proprio ‘sistema criminale’, in cui vanno ad integrarsi le competenze acquisite da ciascun gruppo nei diversi ambiti dell’illecito, con una spiccata propensione ad organizzare traffici internazionali di sostanze stupefacenti e ad infiltrarsi in attività imprenditoriali collegate al turismo e alla ristorazione”.
Appetibili, per la mafia campana la Lombardia, Toscana, Abruzzo, Lazio ed Emilia Romagna dove “le figure di riferimento dei clan sono, in alcuni casi, imprenditori ben inseriti nel tessuto economico che si prestano ad operare per più sodalizi, anche originari di aree diverse, riproponendo in loco un modello comportamentale illecito sperimentato nelle zone d’origine”.
All’estero oltre all’ormai storica presenza di basi logistiche della mafia campana in Spagna “per il traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio di capitali illeciti in attività imprenditoriali connesse al settore turistico della fascia costiera e  ricovero ai latitanti”, la Dia evidenzia “significative proiezioni verso la Germania, nella prospettiva di creare ulteriori canali per il reimpiego e riciclaggio dei proventi illeciti”.
Importanti per reinvestire i capitali illeciti i paesi come la Repubblica di San Marino e la Svizzera. Da non sottovalutare la presenza di ben 200 affiliati negli Stati Uniti d’America segnalata dall’FBI.

DOCUMENTO PDF
Semestrale DIA (2° Semestre 2015)

Fonte:Antimafiaduemila

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