Da Auschwitz a Capaci, è antietica Pokemon Go

Anche l’autostrada della strage di Falcone diventa luogo di battaglia
di Aaron Pettinari

stele falcone capaci 535x300E’ uno strano fenomeno quello che impazza in questa estate 2016. Non ha a che fare con l’Isis o il terrorismo in genere, né con quello stato di follia che sembra dilagare sempre più. E’ il fenomeno “Pokemon Go”, l’app che spopola su tablet e smartphone e che sembra aver contagiato in un colpo solo schiere di giovani e di adulti. Negli Usa è uscita i primi di luglio, totalizzando 60.000 download in appena 15 minuti e in sette giorni ha raggiunto i 10 milioni di utenti. La diffusione si è rapidamente estesa in tutto il globo e in Italia è stata inaugurata il 15 luglio. Così in poche settimane i Pokémon (ideati nel 1995 da Satoshi Tajiri per Nintendo), già famosi dopo i giochi elettronici, cartoni animati, film e card, hanno conquistato il mondo. Al tempo stesso decine di milioni di “cacciatori” hanno iniziato a vagare con lo sguardo fisso nel proprio smartphone con l’intento di catturare questi esseri virtuali.
Per meglio comprendere questo fenomeno per qualche ora ho persino scaricato il gioco sul mio smartphone. E’ bastato qualche minuto per essere completamente “preso” da quello che non è solo un gioco ma un vero e proprio progetto di marketing e che può condizionare la vita di chiunque. Attorno casa non sono apparsi solo i Pokémon, ma anche i pokéstop (i luoghi dove si trovano gli oggetti utili a catturare e allevare i Pokémon) situati in particolari punti di interesse, luoghi di culto, parchi, piazze, monumenti ma anche officine, camping ecc…ecc…
Tra questi, come riportato dal Giornale di Sicilia, vi è anche la stele che ricorda la strage di Capaci lungo l’autostrada Mazara del Vallo-Palermo.
Così quello che doveva essere un luogo di memoria per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre poliziotti della scorta (Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo) uccisi nel terribile attentato del 23 maggio 1992, oggi diventa palestra di combattimento coi mostri Pokémon.
Ma i vari personaggi della serie possono essere trovati anche in via d’Amelio, dove lo scorso 19 luglio, a 24 anni dalla strage, si è celebrata la commemorazione del giudice Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi e Vincenzo Li Muli, e poi ancora in altri luoghi della città dove morirono altri uomini uccisi dalla mafia.
Come era inevitabile sulla rete sono emerse le prime reazioni sulla scelta del luogo come sede per la “palestra”. Ciò era avvenuto anche dopo la scoperta che anche il campo di sterminio nazista di Auschwitz era diventato un luogo di caccia virtuale. Addirittura la protesta aveva portato ad una richiesta di esclusione dell’ex campo di concentramento dalla lista dei luoghi disponibili per questo gioco e, per la stessa ragione, la domanda era stata presentata anche dal museo dell’Olocausto di Washington. Ma “cacciatori” sono stati anche avvistati in alcuni cimiteri negli Stati Uniti, tra le lapidi dei caduti al fronte, oppure davanti al monumento per la Shoah a Berlino. Fatti che rendono evidente l’esistenza di un problema etico di fronte ad un gioco che sta contagiando le masse. Il limite della decenza è stato abbondantemente oltrepassato. Non stiamo parlando dell’aumento (già grave) degli incidenti, a causa della distrazione dei giocatori che, in auto o mentre camminano, vagano alla ricerca dei Pokémon. Il riferimento è al rispetto che si dovrebbe avere per la storia. uffizi pokemongoCerti luoghi dovrebbero essere visitati per ricordare, per onorare la memoria, per imparare e conoscere la storia di quegli uomini che in qualche modo hanno combattuto contro la mafia. Che tutto questo sia spazzato via da un mondo irreale è assurdo ma al tempo stesso dà la misura dei tempi che stiamo vivendo.
Neanche Orwell era riuscito a prevedere una società così sofisticatamente controllata e condizionata nel suo romanzo, 1984.
E’ evidente che la app “Pokemon Go” altro non è che un’operazione commerciale internazionale.
Basta leggere la rassegna stampa per apprendere che musei come il MoMa di New York, siano arrivati persino a sponsorizzare la presenza di Pokémon all’interno per attirare visitatori. In Italia persino il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali avrebbe fatto qualcosa di simile tweettando la presenza di un Charmender agli Uffizi. Così promuoviamo la Cultura? Cosa otteniamo se i nostri ragazzi si recano a Roma, Firenze, Torino, Bolgona o Milano e, anziché ammirare le opere artistiche, cellulari in mano si buttano alla ricerca di Pokémon?
In questo “teatro dell’assurdo” lascia basiti che alcuni veneziani hanno persino lanciato una petizione su Change.org: “There are no Pokemon in Venice! Please Niantic or Nintendo solve this problem, we are the most beautiful city in the world and we don’t even have any Rattata or Pidgey!”. Tutto questo perché in Laguna non ci sarebbero abbastanza Pokémon.
Ma l’operazione di marketing è ancora più evidente se si considera che su TripAdvisor sono comparse le prime recensioni negative per le località che non sono pokéstop. Ed è partita la corsa di ristoranti, alberghi e affini per richiedere l’inserimento nella lista.
Da una parte si potrebbe dire che ognuno è padrone della propria vita e può gestire il proprio tempo libero come meglio crede ma, a prescindere dalla discussione, e dall’opinione che si può avere se siamo davvero liberi o meno, c’è una questione etica che non può non essere considerata e che dovrebbe farci riflettere. E intanto, mentre realtà e irrealtà si fondono in un unico grande Universo grazie al Gps e fotocamere dei cellulari, le notizie quotidiane ci parlano di guerre, corruzione, mafie, crisi economiche, bambini che muoiono di fame e c’è gente che perde il lavoro o che non arriva a fine mese…
Come spesso diceva Vittorio Arrigoni, forse è il caso di “restare umani”.

Fonte:Antimafiaduemila

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