I diamanti del continente nero: ecco l'impero di Vito Roberto Palazzolo

di AMDuemila
palazzolo-vito-roberto-web6

E’ stato arrestato a Bangkok nel marzo del 2012, estradato in Italia soltanto un anno dopo. Ma Vito Roberto Palazzolo, storico boss di Cosa nostra (da poco ha iniziato a parlare davanti ai magistrati) in Sud Africa aveva costruito una fortuna. L’impero di Palazzolo era fondato sul traffico di diamanti, ricostruisce un’inchiesta pubblicata da L’Espresso grazie a un’inchiesta del centro di giornalismo italiano Irpi (Investigative reporting project Italy) e di quello africano Ancir (African network of Centers for investigative reporting). Il padrino, condannato nel 2009 per associazione mafiosa a nove anni con sentenza definitiva, era riuscito a mettere le mani sui giacimenti di pietre preziose con la complicità e la corruzione dei vari paesi del continente nero. Latitante dal 1986, Palazzolo, meglio conosciuto in Sudafrica come Robert Von Palace Kolbatschenko, secondo l’inchiesta nel tempo avrebbe costruito un impero che contava 70 proprietà tra Namibia e Sudafrica, pari a migliaia di ettari di terra. Tra i principali contatti a lui più vicini, il conte Riccardo Agusta, figlio del fondatore dell’industria degli elicotteri, che precedentemente aveva acquistato alcune tenute attigue ai terreni del boss siciliano. Con Augusta, Palazzolo aveva acquistato una serie di condominii nelle baie di Bantry e Clifton. Tra le proprietà di Palazzolo, anche le sorgenti di Franschhoek, a Città del Capo, la cui acqua riempiva le bottiglie “La Vie” servite a bordo degli aerei della “South African Airways”.

Il traffico dei diamanti, invece, era “cosa” di famiglia, gestito anche dal fratello Pietro Efiso Palazzolo, che a Città del Capo era proprietario della compagnia Von Palace Diamond Cutter. A Short Market, Pietro Efisio trasferì il suo laboratorio. E’ qui che i Palazzolo erano proprietari di uffici e attività occultate da società offshore. Il boss, poi, estese i suoi interessi nel traffico di preziosi anche in Angola, dove aprì cinque aziende controllando altrettante miniere a Lunda Nord. Secondo l’Irpi, Palazzolo era riuscito a mettere le mani anche sulla miniera di Lomonosov (a nord di San Pietroburgo), la più grande del pianeta in fatto di diamanti. Dopo l’Angola, il traffico di diamanti di Palazzolo approdò in Namibia, sempre attraverso nomi illustri, come quello di Zacky Nujoma, della De Beers, figlio dell’ex presidente. Vennero così costruite due società di trading dei diamanti, dirette da Nujoma e dai figli di Palazzolo, controllate da un’altra società nelle Isole Vergini. I due soci, Palazzolo e Nujoma, riuscirono poi a mettere le mani su sette giacimenti di uranio, con un valore di tre miliardi e mezzo di euro.
Un giro di società, concessioni e investimenti al quale non è stato facile arrivare per ricostruire una parte, almeno, del giro d’affari di Palazzolo, per il quale il Sudafrica, paese in cui il boss avrebbe goduto di altissime protezioni, più volte ha negato l’estradizione. Il prestigio di cui poteva vantare Palazzolo sembrava nascere dall’intelligence Pretoria, particolarmente potente durante l’apartheid, per il quale Palazzolo sarebbe stato testa di ponte tra le banche e gli ambienti criminali.
Nel 2010, l’alta Corte del Sudafrica bloccò infatti l’estradizione di Vito Roberto Palazzolo perché nel paese non è riconosciuto il reato associativo, nonostante il boss sia “uno dei più grandi riciclatori di Cosa nostra  –  aveva dichiarato il sostituto procuratore di Palermo Gaetano Paci, che con il collega Gaetano Gozzo aveva indagato sul finanziere  –  la sentenza della Cassazione che conferma le decisioni dei giudici siciliani dice che da almeno 20 anni Palazzolo è inserito nelle dinamiche associative mafiose, con funzioni rilevanti di cerniera tra il mondo imprenditoriale internazionale e l’associazione criminale, con lo scopo precipuo di consentire a Cosa nostra la gestione e il reimpiego dei capitali assunti illecitamente”. Alla fine, Palazzolo verrà messo all’angolo in Thailandia. Ad intercettarlo uomini dell’Interpol presso l’aeroporto della capitale mentre si preparava a lasciare il Paese. Il boss aveva provato ad offrire 250 mila dollari come cauzione per ritornare in Sud Africa, ma alla fine l’estradizione in Italia è stata inevitabile.

In foto: Vito Roberto Palazzolo in uno scatto d’archivio

Fonte:Antimafiaduemila

(Visited 41 times, 1 visits today)