Di Matteo e Lombardo: "Per la giustizia basta annunci ed occasioni perse"

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di Aaron Pettinari – 21 aprile 2015
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Dall’occasione persa con la formulazione del nuovo 416 ter (lo scambio politico-mafioso) alla prescrizione, passando per il nuovo ddl anticorruzione per capire se le “armi legislative” che si hanno per difendersi sono efficaci e dove, eventualmente, è possibile migliorare. Sono questi i temi toccati durante il convegno, “Corruzione, il nuovo volto della mafia”, organizzato dal Moviento Cinque Stelle presso la nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Del resto le inchieste degli ultimi anni (da Mafia Capitale, all’Expo, passando per il Mose o la Tav di Firenze) dimostrano come oggi, così come accadeva ai tempi di Tangentopoli, si continui a lucrare sulla pelle dei cittadini rafforzando un sistema criminale che vede un rafforzamento di rapporti tra mafie ed istituzioni. All’evento hanno partecipato anche il giornalista e scrittore de Il Fatto Quotidiano Marco Lillo, Luigi Di Maio, vicepresidente Camera dei Deputati, Alessandro Di Battista, vice presidente commissione Affari Esteri, Vittorio Ferraresi, capogruppo M5S Commissione Giustizia, Luigi Gaetti e Giulia Sarti, della commissione Antimafia e Maria Edera Spadoni, commissione Affari Esteri, ma gli ospiti principali sono due magistrati in prima linea come Antonino Di Matteo e Giuseppe Lombardo. “Siamo stati a gennaio a trovare Di Matteo – racconta Di Maio, per invitarlo a questo convegno. Saluto lui e Lombardo, servitori dello stato. Gli porgo il saluto dell’istituzione, ma non di quella parte che concede il vitalizio a persone che voi avete condannato, che paga affitti d’oro a imprenditori indagati, che permette a corrotti di entrare nella casa di tutti gli italiani solo perché hanno il tesserino da ex deputati”.
Nei loro interventi i due pm sono stati capaci di indicare quei punti deboli su cui sarebbe necessario intervenire per far sì che “il sistema della giustizia non si traduca sempre in più in sistema duro con i deboli ma blando nei confronti di colletti bianchi e soggetti istituzionali”. Il magistrato palermitano, accolto con una vera standing ovation dai tanti presenti, dopo aver rappresentato come oggi vi sia sempre più una sorta di “adesione culturale, più o meno consapevole, del metodo mafioso nell’esercizio del potere” ha spiegato come oggi sia sempre più importante “applicare e contestare rigorosamente la fattispecie del concorso esterno in associazione mafiosa in quanto “l’apporto del concorrente esterno è strategicamente più importante per l’organizzazione criminale rispetto a quello garantito dagli affiliati” ed in tal senso invoca riforme “non più rinviabili” in quanto “mafia e corruzione sono faccia della stessa medaglia e segmenti dello stesso percorso criminale”. “Temo – ha aggiunto il magistrato del processo trattativa Stato- mafia – che le nuove regole sulla prescrizione siano un pannicello caldo, volto ad alleviare e non risolvere lo sciagurato sistema che la regola. La decorrenza dovrebbe essere sospesa a partire dal momento in cui viene scoperto il reato, oppure dall’inizio del processo (nel ddl anticorruzione della maggioranza approvato alla Camera avviene dopo la sentenza di primo grado, ndr). In questo modo si avrebbe un ulteirore effetto positivo sulla durata dei dibattimenti e sul funzionamento dell’intera macchina processuale della giustizia scoraggiando quel ricorso a tecniche difensive dilatorie, applicato con il solo intento di giungere alla prescrizione”.

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Da sinista: Giuseppe Lombardo, Nino Di Matteo e Alessandro Di Battista

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L’agente provocatore, collaboratori di giustizia e 416 ter

Tra le riforme che secondo Di Matteo sarebbero significative, vi è il riconoscimento delle attenuanti speciali per chi “collabora con la giustizia e che con le sue dichiarazioni (veritiere e riscontrate) fornisca prove evidenti per individuare certi sistemi” e l’introduzione dell’agente provocatore. “Istituzionalizzare questa figura diventa più che mai importante – ha detto Di Matteo – prevedendo la non punibilità della sua condotta. Negli Stati Uniti d’America in molti sono stati smascherati grazie ai finti corruttori. Ciò andrebbe previsto solo su delega di un pubblico ministero”.
Inoltre ha formulato più di una perplessità sul nuovo articolo 416 del codice penale, quello che disciplina lo scambio elettorale politico-mafioso: “La nuova legge sullo scambio politico-mafioso è l’ennesima occasione persa, con il nuovo testo sarà assai difficile dimostrare il reato. Lo scambio ‘di denaro o altre utilità’ come condizione per la punibilità non è sufficiente. Va sanzionata anche la ‘semplice’ pressione da parte del mafioso nei confronti del politico, anche quando non accompagnata da minacce. Ed un altro problema si rappresenta anche nella previsione della pena che è nettamente inferiore rispetto a chi commette il semplice reato di 416 bis”. “Ciò – ha aggiunto – è frutto di un pregiudizio culturale che a priori considera la condotta del politico che nella piena consapevolezza della mafiosità dell’interlocutore con cui stringe l’accordo politico elettorale come meno grave rispetto al mafioso. E sulla stessa linea si muove pericolosamente il disegno di legge 1232, recentemente approvato dalla Camera dei deputati, che limita la custodia cautelare.
Del voto di scambio politico mafioso ha anche parlato il pm di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. “Il lavoro del magistrato, ed in particolare del pm, è soprattutto di ricerca. Credo che l’articolo 112 della Costituzione significhi soprattutto non l’obblifo dell’esercizio dell’azione penale ma l’obbligo di conoscenza. La lotta non è facile, siamo pochi e spesso ci sentiamo soli. Lavoriamo su basi normative non solide. Ogni sera mi chiedo se ho fatto del mio meglio in questa lotta. A volte mi dico che dovevo fare di più, ma è una cosa buona perché l’indomani cercherò di dare il meglio. La corruzione, soprattutto in determinati territori, si inserisce sempre in un contesto più ampio”. In particolare Lombardo, nel suo intervento, ha cercato di dare una risposta ad un interrogativo apparentemente semplice: “cos’è la mafia?”. “Per prima cosa – ha detto il magistrato di Reggio Calabria – dobbiamo capire quanto è ampio di sistema di cui quell’organizzazione è parte integrante con un ruolo di assoluto rilievo, perché se non rispondiamo alla domanda si fa l’errore già fatto di tenere al di fuori dei comportamenti che vanno inseriti in contesti di tipo mafioso. Comportamenti che sono indispensabili di un sistema di tipo mafioso. Basti pensare che per quel che riguarda la ‘Ndrangheta fino a qualche tempo fa si parlava solo di un inseme di famiglie che in qualche modo curavano piccoli spazi di territorio che entravano in conflitto tra loro per poche milioni di lire. Oggi le indagini dimostrano che non è solo questo”. Lombardo ha evidenziato, parlando dello scambio politico mafioso, come nella prima fase sia proprio il mafioso il soggetto più ‘debole’ nel momento in cui si stipula il patto. “Il mafioso fa in quel momento un investimento perché lui può fornire un sostegno ma il risultato può essere conseguito o meno. In questo primo stadio i due soggetti si scambiano le informazioni ed è già in questa fase, in realtà, che il soggetto istituzionale, il quale avrebbe anche il dovere di denunciare, non interviene, scegliendo di non recarsi alla prima caserma dei carabinieri. Poi c’è anche un altro aspetto con l’oggetto dello scambio che non si materializza nella consegna della valigetta piena di banconote. Alla mafia non interessa più il denaro. Alla mafia interessa la macchina amministrativa collegata a quel soggetto politico, interessano i rapporti con i funzionari di un certo livello spostando il problema sull’apparato basando comunque il tutto sulla semplice parola. Ed è in quel momento che l’organizzazione criminale trasforma il proprio ruolo da soggetto debole che ‘fa promessa al buio’ a soggetto che condiziona l’accordo con la controprestazione che viene ottenuta anche in maniera indiretta, differita, prolungata e frazionata con l’organizzazione criminale che assume la veste di ‘creditore’”. Poi ha aggiunto: “Leggere ancora oggi il comma 3 del 416 bis senza avere la possibilità di considerare quale comportamento penalmente rilevante quello che passa dal condizionamento delle scelte degli organi amministrativi è grave come è grave non leggere che la penale rilevanza di un determinato comportamento può derivare dall’acquisizione diretta indiretta o parziale di determinate attività economiche o di altra natura”.

Difesa dell’indipendenza della magistratura e responsabilità politica
Il convegno si è concluso con un accorato appello da parte di Di Matteo alla magistratura ed alla politica. “La magistratura italiana – ha detto – deve continuare a fare la sua parte fino all’ultimo ma ognuno di noi deve preservare l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati anche lottando contro la spartizione del potere in quegli strumenti di autogoverno che abbiamo mutuato dalla peggiore politica, compromettendo l’essenza stessa della giurisdizione”.
Ed ai “cinque stelle” presenti in sala ha detto: “Anche la politica deve riappropriarsi della sua essenziale funzione di prima linea del contrasto di rifiuto di rinuncia alla forma di contiguità della mafia ancor prima dell’eventuale inchiesta penale. A voi sta far valere la responsabilità politica dei collusi che non necessariamente coincide con la responsabilità penale e la dimostrazione nelle aulee di giustizia”.

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