Le rivelazioni di Spatuzza: nuovo arresto per la strage di via Palestro

 

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di Miriam Cuccu
E’ il superpentito Gaspare Spatuzza, che autoaccusandosi del recupero della 126 adoperata nella strage di via D’Amelio tranciò di netto le indagini depistatore a carico di falsi collaboratori di giustizia, a indicare in Filippo Marcello Tutino uno dei responsabili della strage di via Palestro a Milano il 27 luglio 1993. Marcello, attualmente in carcere, è fratello di Vittorio Tutino, che fece parte del gruppo scelto per la strage di via D’Amelio.
La notifica dell’ordine di cattura è stata firmata dal gip milanese Laura Marchiondelli su richiesta dei pm Ilda Boccassini e Paolo Stotari. I due magistrati hanno ritenuto ragionevolmente attendibili le indicazioni dell’ex uomo d’onore di Brancaccio, in passato strettissimo collaboratore dei boss Filippo e Giuseppe Graviano nonchè uomo di fiducia del corleonese Leoluca Bagarella. Che ha gettato nuova luce sulla ricostruzione di uno degli attentati stragisti “meno esplorato da un punto di vista giudiziario e ciò sostanzialmente per mancanza di collaboratori di giustizia che hanno partecipato alla fase esecutiva” hanno scritto i giudici.

Tutino, secondo i pubblici ministeri, è l’ultimo collaboratore dei fratelli Graviano nel capoluogo lombardo per la strage scoppiata in concomitanza con quella che a Roma fu progettata per colpire le basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro. Una nuova strategia con la quale Cosa nostra puntò, all’indomani delle stragi di Capaci e via D’Amelio nel ’92 e di via dei Georgofili nel ’93 – nonché dell’arresto di Totò Riina – al patrimonio artistico del Paese per dare una nuova scossa a quella trattativa con pezzi dello Stato che sembrava essersi arenata. Una “botta” finale per traghettare ciò che rimaneva di Cosa nostra – all’indomani delle condanne del Maxiprocesso confermate dalla Cassazione – affinché potesse risorgere a nuova vita insieme alla nostra Seconda Repubblica.
Spatuzza, nelle sue dichiarazioni, spiega le dinamiche che hanno portato all’eccidio milanese nel quale persero la vita quattro vigili e un cittadino marocchino, specificando che l’input partì direttamente da Giuseppe Graviano, mentre il gruppo scelto era composto da Giovanni Formoso e i fratelli Marcello e Vittorio Tutino: “Ci muoviamo io, Giuliano e Lo Nigro. Tra l’altro avevamo con Graviano un appuntamento conclusivo che però all’ultimo minuto salta, a quanto ci viene detto per un ‘movimento strano’. Perviene comunque l’indicazione da parte di Graviano di andare avanti. Ci ritroviamo dunque io, Lo Nigro, Giuliano, i fratelli Marcello e Vittorio Tutino e Giovanni Formoso. L’incontro avviene in corso dei Mille presso l’abitazione della suocera di Marcello Tutino”. Spatuzza precisa che Tutino “era stato chiamato in quanto esperto della città di Milano dove aveva risieduto dopo essere stato lontano da Palermo”. Per quale motivo? “Non era a pieno titolo inserito in Cosa Nostra, ma era vicino alla famiglia di Brancaccio […] aveva commesso delle scorrettezze ed era stato un po’ allontanato”. Si era così trasferito a Milano, dove i suoi servigi vennero poi nuovamente richiesti anche se, prosegue il pentito, “già poco prima delle stragi era stato fatto rientrare a Palermo” e con la partecipazione all’attentato stragista di Milano “sarebbe stato riabilitato”.
“Prima della trasferta – va avanti Spatuzza rispondendo alle domande dei giudici – Cannella mi dette una rivista con dentro cinque lettere che dovevano essere imbucate il giorno prima degli attentati” di Roma e Milano. “Le lettere sono partite distintamente insieme alle due spedizioni di esplosivo e dell’inoltro si occuparono Lo Nigro su Roma e Vittorio Tutino su Milano”.
“Da Roma – ha poi proseguito – ci siamo spostati a Milano dove ad attenderci c’era Marcello Tutino […] lui aveva una Fiat uno di colore scuro. Ci ha portati in Piazza Duomo dove avevamo l’appuntamento con Lo Nigro (che con un autocarro stava trasportando l’esplosivo). L’appuntamento era sotto il Duomo. Ho ricevuto una c̀hiamata da Lo Nigro. Con Carra e Tutino ci siamo portati presso la casa di Formoso per scaricare l’esplosivo. Lì abbiamo preparato l’esplosivo innescandolo. Abbiamo quindi rubato la Fiat Uno (con Marcello Tutino che conosceva la città) portandola a casa di Formoso dove è stata preparata la macchina”. Spatuzza precisa che in merito alla strage di via Palestro “mi trattenni solo nell’arco della giornata, soltanto per il furto della macchina”.
L’ex uomo di Brancaccio chiarisce inoltre il perché del ritardo nello scoppio della bomba, la notte tra il 27 e il 28 luglio: “Tutino Vittorio – riportano i giudici – cui era stato dato l’incarico di innescare l’ordigno in quanto l’esperto Lo Nigro si era spostato su Roma dove la sua presenza era più essenziale trattandosi di realizzare due esplosioni in stretta successione, alla sua prima esperienza con gli esplosivi per timore di restare coinvolto nell’esplosione fece la miccia troppo lunga il che provocò il ritardo che consentì ai passanti di avvedersi del pericolo e di chiamare le forze dell’ordine”.
Spatuzza, le cui dichiarazioni sono state considerate “intrinsecamente logiche e convincenti” dai pubblici ministeri, ha specificato che, però, con quella strage “non è stato centrato l’obiettivo” e che né a Milano, né a Roma e nemmeno in via dei Georgofili a Firenze i morti erano “previsti”.

Fonte:Antimafiaduemila

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