Ingroia: “Ho fatto errori ma mi onoro di servire il Paese”

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Da quando ha iniziato il suo percorso politico, culminato con le dimissioni dalla magistratura, Antonio Ingroia è stato al centro di diverse critiche, molte anche pesanti ed ingiustificate. L’ultima polemica nei suoi confronti riguarda il suo incarico di commissario liquidatore della Sicilia@servizi dove viene accusato di aver “assunto gli amici di Cuffaro”. La notizia è stata riportata ieri da Repubblica dove si presentano una serie di nomi segnalati dall’ex presidente della Regione. Oggi Ingroia torna a rispondere spiegando i motivi della propria scelta. “Il mio mandato all’interno della Sicilia@servizi è quello di venire a capo di una delle tante società a partecipazione pubblica che ingoiano milioni di euro. Fare luce, ripulirla e alla fine proporre se chiuderla o tenerla in vita. La società cura tutti i servizi informatici della Regione. Era partecipata al 49% da un socio privato. Che beccava tutti i quattrini e gestiva tutto l’apparato informatico della Regione con i server domiciliati in Valle d’Aosta. Decido di liquidare questo speciale partner che al tempo stesso smobilita e lascia a casa i suoi dipendenti, in tutto 76.

Due giorni fa mi sono trovato nella condizione di scegliere: se li assumo imbarco tutti, buoni e cattivi, se non li assumo anniento un servizio essenziale e la Regione si blocca. Ma chiariamo un aspetto. Si tratta di contratti a termine vincolati a un periodo di prova. Diciamo che, tecnicamente, è una proroga dei vecchi contratti a carico del socio privato”. Tra i nomi degli “assunti temporanei” vi è persino quello di Marilena Bontate, figlia del boss mafioso ucciso negli anni Ottanta, assunta insieme al marito, Marco Picciurro. E Ingroia spiega: “Non posso fare colpa, proprio io che sono stato magistrato, ai figli di avere un papà ingombrante. Non posso punire il genero di Bontate, mafioso al cento per cento, per il cognome che porta il suocero. Nè licenziare la signora Cammarata, solo perché figlia di un sindaco esperto in clientele. Ma posso imporre una clausola di salvaguardia. Li prendo tutti e li metto alla prova: entro due mesi selezioneremo i bravi e gli confermeremo il contratto. Gli asini li spediremo a casa. Non varrà l’anagrafe, non varrà l’amicizia con Cuffaro ma il merito. Solo quello. Inoltre il periodo di prova sarà anche un modo per capire se il socio privato, che in questi anni è stato pagato profumatamente dalla Regione, ha formato davvero questo personale, assolvendo dunque ai suoi doveri contrattuali”. Sulle colonne da Il Fatto Quotidiano Ingroia torna anche ad affrontare quello che è stato il suo percorso in questi ultimi anni ricordando come il percorso in magistratura fosse giunto al suo culmine “Il mio impegno doveva proseguire su un piano diverso, ma non contraddirlo. La politica è il primo impegno civile”. Quindi ha ammesso anche alcuni errori, come ad esempio quello di non aver percepito come un sentimento diffuso nella società il fatto che prima della candidatura si sarebbe dovuto dimettere, anche se personalmente non ha mai creduto che fosse necessario.
E al giornalista che commenta che avrebbe anche potuto non candidarsi risponde: “Non era la candidatura la mia personale impellenza. Mi è stata sottoposta una realtà elettorale prosperosa (e in effetti lo era). Se avessi detto di no avrei tradito una speranza”. E poi ancora: “I voti c’erano. Ma siamo stati costretti nella forbice tra il voto utile del Pd e il ribellismo di Grillo. Ho sopravvalutato le mie forze, le mie ragioni e anche la mia capacità di persuasione. Quindi definisce Rivoluzione civile non come un “papocchio” ma come un “agglomerato di piccole e diverse bandiere che io dovevo solo rappresentare”. Poi ammette anche di aver sbagliato a lasciare rapidamente l’incarico Onu in Guatemala, difendendo comunque il proprio “diritto a scegliere e anche a sbagliare”. Anche perché, conclude Ingroia nell’intervista, “Sono persuaso di fare la cosa giusta per il mio Paese. Non ho altro scopo, piacere o interesse che farla. Bado poco alla mia immagine, e magari sbaglio ancora una volta. Ma sono così, e così continuerò a essere”.

Foto © Matteo Gozzi

Fonte:Antimafiaduemila

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