'Ndrangheta a 20 km da Milano

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di Nicola Tranfaglia – 2 ottobre 2013
Negli anni settanta e ottanta, quando in Italia le ricerche sui fascismi si infittirono e videro l’uscita di libri importanti (cito solo tre nomi  per ricordare ai lettori il clima: De Felice, Collotti, Vivarelli), si discuteva molto sul rapporto tra campagna e città nella vittoria del fascismo all’inizio degli anni venti. E si diceva, ricordo, che il movimento in molti casi era nato e cresciuto nelle periferie e nelle pianure salvo arrivare poi nelle città. Ma in altri casi il cammino era stato inverso, nascendo nella città capoluogo (è il caso di Milano, ad esempio) e poi si era diffuso nei sobborghi o nei piccoli centri.
Leggendo in questi mesi e settimane (la cosa ha assunto un ritmo affannoso ormai di fronte ai movimenti delle forze dell’ordine e dei magistrati) della crescita e lo sviluppo delle associazioni mafiose, e della ndrangheta in particolare, nel Nord Italia, e soprattutto nelle regioni già industriali come la Lombardia e il Piemonte insieme con l’appendice economicamente interessante delle due riviere liguri, quella di Ponente e di Levante.
Tra le notizie che riguardano ogni giorno i processi di mafia, i troppi  misteri che si accumulano su momenti complessi nella storia recente italiana, mi ha colpito la vicenda emersa in questi ultimi mesi di un undicimila abitanti nell’hinterland milanese, finora noto a pochi, che dista soltanto ventitre’ chilometri dalla capitale lombarda e che si colloca, a quanto pare, con la Buccinasco studiata da Nando dalla Chiesa, tra i luoghi su cui l’associazione calabrese ha posto la sua interessata attenzione.La vicenda che riguarda Sedriano sta per arrivare a un suo primo esito: l’ex sindaco Alfredo Celeste è stato rinviato a giudizio dal pm del tribunale e il Gup tra oggi e i giorni prossimi deve svolgere l’udienza preliminare per il processo e decidere se gli indizi già raccolti sono sufficienti a sostenere il giudizio contro l’imputato. Ma, ed è questa la novità di maggior rilievo, il viceprefetto di Milano Anna Pavone ha inviato il 10 luglio scorso una lettera al ministro degli Interni, Angiolino Alfano, affermando che la commissione di accesso insediata a suo tempo in comune consiglia al ministro di sciogliere l’amministrazione per inquinamento mafioso.
Si è arrivati in alcuni mesi a scelte così gravi come l’arresto del sindaco Celeste, già confermato a livello elettorale  una volta come capo dell’amministrazione di Sedriano ed ora alla richiesta della commissione di accesso, composta di cittadini del paese, di consigliare al ministro di sciogliere per mafia il comune dopo che l’indagine ha messo in luce attività inutili, spreco di danaro, rallentamento dell’attività amministrativa e tutto questo per la presenza e l’attività dell’ndranghetista, Eugenio Costantino che con altri affiliati avrebbe corrotto l’ex sindaco di Sedriano per favorire gli interessi dell’associazione calabrese. In particolare, con un’intercettazione telefonica, Costantino ha parlato di Celeste dicendo esplicitamente: “L’ho aiutato a Sedriano a fare….Il sindaco diciamo no…sembrava all’inizio che se ne sbatteva i coglioni. Invece adesso sinceramente ho chiesto due o tre piaceri, ma non per me, per amici, sinceramente si è messo a disposizione…” Questa e altre intercettazioni dei mesi scorsi mettono l’ex sindaco in una situazione difficile e insieme con i risultati dell’indagine compiuta dalla commissione di accesso possono condurre con ogni probabilità allo scioglimento per mafia di Sedriano, primo comune della Lombardia ad esser sottoposto a un simile provvedimento. Prova evidente, credo di poter aggiungere, della marcia inarrestabile della ‘ndrangheta nella regione governata per diciotto anni dall’attuale senatore del PDL, Roberto Formigoni, noto anche come “il Celeste”.

trattoda: antimafiaduemila

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