L'Agenzia Nazionale per i beni confiscati e l'innominabile

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di Aaron Pettinari – 2 ottobre 2013

Può un indagato, seppur non per fatti di mafia, dirigere la sede di Palermo dell’Agenzia Nazionale che si occupa dell’amministrazione e della destinazione dei beni confiscati ai boss? In Italia sì ed è difficile rimanere stupiti se si considera che in Parlamento da anni entrano ed escono fior fior di inquisiti e, purtroppo, condannati. Basti pensare che da mesi si discute di decadenze e grazie per l’ex premier, Silvio Berlusconi, che da quando la Cassazione lo ha condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale, ha continuamente minacciato la caduta del Governo fino ad arrivare all’ordine di “dimissioni di massa” per i “suoi fedeli” del Pdl.
La storia dell’ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata (foto), è meno articolata rispetto a quella del Cavaliere di Arcore ma la sua nomina, su richiesta del 3 settembre scorso firmata dal direttore Caruso, all’Agenzia antimafia fa discutere ugualmente. Su di lui pendono diverse inchieste penali. Lo scorso aprile è stato condannato in primo grado a 3 anni di reclusione dai giudici del tribunale di Palermo, per abuso d’ufficio e falso, per avere utilizzato un dipendente della società comunale Gesip come proprio skypper personale. Nel 2009, quando era sindaco della città, la sua amministrazione è stata investita dagli scandali in merito alla gestione dell’Amia, azienda ex municipalizzata per la raccolta dei rifiuti passata da un bilancio in attivo a un buco di milioni di euro. E nel febbraio 2011 è stato indagato per abuso d’ufficio, dopo che degli operai del Comune di Palermo furono impegnati nella pulizia della strada privata che conduceva nel luogo in cui sarebbe stata battezzata la figlia.

“Ho accolto la domanda di Cammarata – ha detto Giuseppe Caruso, direttore dell’agenzia nazionale per i beni confiscati – come avrei fatto per qualsiasi dipendente della pubblica amministrazione. Siamo in grave carenza di organico, come ho detto più volte. Qui nessuno vuole venire perché non ci sono incentivi economici o di carriera, quindi la domanda di Cammarata è stata ben accetta. Inoltre, tutti gli oneri sono a carico dell’amministrazione di provenienza, quindi per noi è un’operazione a costo zero”. Dall’altra parte sono immediate le critiche del Movimento Cinque Stelle. “Questo governo di larghe intese dimostra giornalmente che non c’è possibilità di lavorare per il bene comune. Nominare in un settore così delicato, sensibile ed importante una persona che ha distrutto per anni una città unica come Palermo dimostra che non c’è volontà di cambiare rotta” ha affermato il deputato all’Ars, Giorgio Ciaccio. Questi ha poi aggiunto: “All’assemblea regionale siciliana abbiamo cambiato il regolamento della commissione antimafia per dare un segnale di forte credibilità alla cittadinanza, inserendo l’impossibilità di far parte dell’ufficio di presidenza a persone condannate, ed in Italia che si fa? Si nomina Cammarata. Oggi sono realmente preoccupato, non del danno presunto che ci sarebbe andando alle elezioni, ma, piuttosto, di quello certo che si avrebbe lasciando certa gente, schiava dei compromessi politici, a capo della nostra splendida Repubblica”.
In merito è intervenuto anche il presidente del gruppo M5S alla Camera, Riccardo Nuti, che ha presentato un’interrogazione al governo nazionale. “Vogliamo sapere – ha affermato Nuti – come sia stato possibile effettuare la nomina di Cammarata e con quali criteri. È infatti evidente che il bisogno di regalare poltrone ad amici continua ad essere superiore al buon senso, solo così si può spiegare questa nomina per chi, come Cammarata, non solo è sotto processo per la famosa vicenda dello skipper e per il disastro ambientale della discarica di Bellolampo, ma che, sopratutto, era amministratore quando il Comune assegnava i beni confiscati alla mafia ad associazioni a scopo di lucro e ad amici di consiglieri comunali”.

tratto da :antimafiaduemila

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