Il pubblico scandalo di un anziano Presidente della Repubblica

napolitano-priebke-bigdi Saverio Lodato

C’è voluta la Chiesa di Roma per ribadire, in parole tanto povere quanto chiare, che l’eventuale celebrazione di funerali religiosi per Erich Priebke, il boia delle Ardeatine, desterebbe “pubblico scandalo”. Sul versante “laico”, analoga fermezza, la sta esprimendo in queste ore il primo cittadino di Roma, Ignazio Marino. Priebke è morto da nazista centenario, godendo nel nostro Paese, sino alla fine, di tutti i benefici giudiziari possibili e immaginabili. Ed è morto, non solo non rinnegando di una virgola i suoi trascorsi da jena, quando ammonticchiò cadaveri su cadaveri per rispettare (in eccesso) la proporzione di dieci italiani da ammazzare per ogni tedesco ammazzato in via Rasella, ma perfino negando che l’Olocausto e le camera a gas siano mai esistiti. Insomma, come si sarebbe detto una volta in linguaggio un po’ colorito, è morto da carogna, come da carogna era vissuto. Perfino la autorità argentine hanno fatto sapere che di seppellirlo in casa propria non se lo sognano nemmeno. Vedremo come andrà a finire. Il premier Letta, rispetto ad argomento che dovrebbe comportare parole come quelle della Chiesa, povere ma chiare, si tiene democristianamente alla larga. Il suo problema infatti, è di Letta che stiamo parlando, è quello di ipotecare i calendari a venire con il suo “governo di larghe intese”, forte del ritornello che per l’Italia non c’è altra soluzione. “Da cittadino e da politico abolirei la legge Bossi-Fini”, ha sospirato Letta a Martin Schulz, il presidente del parlamento europeo. Per Letta la scelta del condizionale è d’obbligo, visto che il suo vice, Angelino Alfano ha già dichiarato che quella legge non si tocca perché “non riporta in vita i morti”.
C’è di più: se in difesa della carogna Priebke si schiera Storace, in difesa di una legge – “la Bossi-Fini” –  che si è rivelata una carognata, è sceso in piazza Maroni, il barbaro sognante. Il fronte delle larghe intese si allarga, insomma. E il tutto mentre un tappeto di cadaveri ondeggia sul Mediterraneo e chi riesce a salvarsi finisce sotto inchiesta. Anche in questo caso vedremo come andrà a finire. Ma anche in questo caso, verrebbe da dire, siamo al “pubblico scandalo”.
immigrati-c-massimo-assenzaChi sembra non accorgersi del “pubblico scandalo”, invece, è il Capo dello Stato, già Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Non una parola su Priebke. Non una parola di condanna della “Bossi-Fini”. Naturalmente, l’iniziativa di eventuale “impeachment” spetta alle forze politiche. Napolitano non si rende conto, così spudoratamente tacendo, così platealmente omettendo, che rischia di esporre perfino il Quirinale a diventare pietra di “pubblico scandalo”. E se invece il rischio lo ha messo nel conto, prima o poi saranno in molti ad accorgersene.

Foto © Massimo Assenza                                                    saverio.lodato@virgilio.it

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