Il porcellum va cancellato, ma solo per una legge elettorale migliore

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di Antonio Ingroia – 1° ottobre 2013
Il porcellum è una jattura, una disgrazia, o se preferite, una truffa vera e propria. Tornare a votare con questa legge elettorale sarebbe uno scandalo, ma è quel che dicono tutti quelli che stanno dentro il Palazzo salvo poi non fare nulla per cambiarla. Diciamocelo chiaramente, nominare i parlamentari dalla segreteria nazionale di un partito fa comodo e, a mio parere, non è un caso che si sia andati a votare già tre volte con questo pessimo sistema elettorale.

Alcune criticità sono ben note: è impossibile scegliere i propri rappresentanti, il premio di maggioranza al Senato in realtà funziona al contrario, il premio di maggioranza alla Camera probabilmente è incostituzionale, ci sono sei diverse soglie di sbarramento. A queste si è aggiunta un’altra criticità, esemplare. Vi è di fatto un obbligo di formare coalizioni e va indicato un candidato premier. La prima legislatura col porcellum fu quella di Romano Prodi e sappiamo bene come andò a finire: durò meno di due anni e cadde per il tradimento di Dini e Mastella. Nella passata legislatura la coalizione che aveva vinto è durata tre anni, poi una parte importante della maggioranza decise di passare all’opposizione, il governo vivacchiò grazie alla compravendita di qualche deputato ma non resistette fino alla fine. Napolitano fu costretto a chiamare Monti per concludere la legislatura (a mio parere doveva decidere di tornare immediatamente al voto).

Il paradosso, però, si è avuto in questa legislatura, allorché delle tre coalizioni che hanno ottenuto più voti nessuna ha mantenuto l’alleanza con cui si è presentata agli elettori, tradendo di fatto un patto con i cittadini. Nel centrodestra fino a oggi il Pdl è al governo e la Lega all’opposizione; nel centrosinistra il Pd è al governo e Sel all’opposizione; nel centro Monti e Casini sostengono l’esecutivo ma sono di fatto separati in casa.

Se questo accadesse in un sistema proporzionale puro o con un premio di maggioranza minimo sarebbe un prezzo che si potrebbe anche accettare, ma non è così. Il centrosinistra ha conquistato un premio di maggioranza enorme alla Camera proprio per godere della governabilità ma alla fine si è tenuto il premio e si è diviso.

Insomma, il porcellum non funziona e la legge elettorale va assolutamente cambiata. Ma attenzione, perché, anche se è difficile, può nascere una legge elettorale peggiore. Vi faccio un esempio. Verso la fine della scorsa legislatura Pd e Pdl stavano per accordarsi su una legge che, a mio parere, peggiorava il porcellum. In cosa? Era un ibrido tra la legge che oggi elegge i consigli provinciali e un proporzionale con collegi piccoli che, di fatto, era studiato per assegnare ai primi due partiti un forte premio di maggioranza. Capite? Il premio lo prendeva sia il primo che il secondo, ovviamente a scapito di tutti gli altri. Insomma, una truffa. E sapete perché saltò quell’accordo? Perché il M5s ebbe un risultato clamoroso alle regionali siciliane e i sondaggi davano il Pdl in caduta libera. A quel punto il Pdl avrebbe potuto non essere né il primo né il secondo partito e da un giorno all’altro ripudiò quel sistema: semplicemente non gli conveniva più.

Il vero problema è che le leggi elettorali si fanno per garantire sia la governabilità che la rappresentatività e per questo (lo raccomanda anche l’Unione Europea) andrebbero fatte a bocce ferme, quando si è lontani dalle elezioni, possibilmente nel primo anno di legislatura. Devono, insomma, essere neutre, non fatte a proprio uso e consumo. Le regole sono di tutti, non di Pd e Pdl e la legge andava fatta prima dell’estate, quando ancora il governo sembrava tenere e le elezioni apparivano lontane. Ora invece il voto sembra imminente ma, nonostante tutto, la riforma va fatta. Non si può votare col porcellum che potrebbe essere dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale a dicembre.

Infine, una piccola nota personale a margine. Una fetta di elettorato, quella della sinistra radicale che pure ha pari dignità rispetto alle altre forze politiche, per due volte è stata esclusa dal Parlamento. Sinistra Arcobaleno nel 2008 conquistò oltre 1.300.000 voti, Rivoluzione Civile quasi 800.000. Ebbene, quegli elettori, che non sono pochi, rappresentano una fetta di società che non è giusto escludere dalle istituzioni. Per cui sarebbe più democratico (anche perché non incide più di tanto sul gioco delle alleanze per il governo) che nella prossima legge elettorale siano abolite le soglie di sbarramento. E’ quanto meno anomalo che due forze politiche che hanno preso meno voti di Rivoluzione Civile (2,2%), ossia Centro Democratico (0,5%) e Fratelli d’Italia (2%), abbiano rappresentanti in Parlamento e noi (forse perché più scomodi) no.

Tratto da: azionecivile.net

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