NESSUN VOTO AI DEGENERATI

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Di Ferdinando Imposimato
Ancora una volta il responso è di una sconfitta netta e inequivocabile per il centro sinistra e per la destra. Il Pd continua a perdere elettori e voti in alcuni centri urbani importanti. Un esempio su tutti: Roma ha fatto registrare un’emorragia di 200 mila elettori. Lo scorso febbraio i Democratici avevano ottenuto 468.753 voti al Senato e 458.753 voti alla Camera. Alle comunali il Pd ha avuto 267.605 voti a Roma. Anche altrove, la perdita di voti dei Democratici è stata consistente, pur se i candidati sindaci di centro sinistra hanno vinto, anche per la gravissima crisi della Lega e del Pdl: 4.000 voti in meno a Vicenza, anche se il sindaco Pd uscente ha vinto al primo turno contro la candidata della Lega; una diminuzione di voti si è verificata a Treviso, dove il candidato Pd ha ottenuto il 23,5%; a Massa Carrara, a Brescia, a Siena e a Sondrio.

Il dato eclatante è che 2 milioni e 848 mila italiani non hanno esercitato il diritto di voto per scegliere il sindaco della propria città. Questo significa rifiuto della politica nel suo insieme e, soprattutto, del Pd e del Pdl. Non si facciano illusioni i Democratici sui risultati delle amministrative. Ignazio Marino forse riuscirà a fare il sindaco, come io stesso auspico, ma teniamo conto che egli ha ottenuto il 40% del 50% che ha votato: in sintesi, appena il 20% degli elettori romani lo ha votato. Il risultato di Roma significa che l’80% non si riconosce in questa sinistra e in questo sindaco, che è pur sempre da preferire a Gianni Alemanno senza ombra di dubbio. Ce#39;è da essere desolati e preoccupati del risultato, non entusiastico,  come pretende Marino, presentandosi nelle vesti del grande vincitore che può salvare la città, mentre dovrà fare i conti con un apparato che lo condizionerà nell’impegno di agire con correttezza e trasparenza. Il Pdl ha subìto una flessione del 15% rispetto alle precedenti elezioni. Il grande vincitore è stato l’astensionismo
OCCHIO AI 5 STELLE

Quanto al M5S, il voto deve essere valutato con una corretta comparazione con omologhi risultati delle amministrative 2008. E il primo elemento, che nessuno mi sembra abbia ben messo in evidenza, compreso Stefano Rodotà, è che a quelle elezioni il M5S risultava assente, anche se c’erano gruppi spontanei di amici di Beppe Grillo, che poi fondarono il M5S, nato solo nel 2010. Ebbene, rispetto al 2008 il risultato del Movimento 5 Stelle è stato largamente positivo, poiche´ i grillini hanno ottenuto, in queste elezioni dove si sono presentati per la prima volta in 199 comuni, 350-400 nuovi consiglieri comunali. Ma c’è un altro dato che va tenuto presente. Il M5S ha promesso una gestione trasparente del denaro pubblico e della Pubblica Amministrazione. E in ciò ha implicitamente condannato la gestione, da parte di Pd e Pdl, delle clientele conquistate   nei vari enti locali attraverso società partecipate e appalti truccati, a scapito del denaro pubblico. Abbiamo letto tutti, in questi ultimi tempi, notizie di assunzioni clientelari e spartizioni alla supermunicipalizzata romana Acea e in altre partecipate di posti di lavoro tra Pd e Pdl, con enorme aggravio delle spese per i cittadini romani. Società tutte senza controlli dello Stato e della Corte dei Conti.

La galassia delle partecipate è – come risulta nella Relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria delle Regioni, negli esercizi 2010-2011 – un fenomeno di dilagante gravità e di cattiva gestione, cui si dovrà trovare rimedio. Ciò è tanto più impellente alla luce delle numerose indagini della magistratura ordinaria e contabile, tra arroganti sprechi e appropriazioni indebite di danaro pubblico, che stanno coinvolgendo le regioni nel nord, al centro e al sud. Solo per quanto attiene alle spa partecipate al 100%, sussiste un deficit di circa 92 milioni di euro pari a 185 miliardi di vecchie lire. Ed è evidente che questa gestione scorretta avvantaggia i partiti, che concorrono a creare queste società per assumere migliaia di persone senza concorso e senza rispetto per il merito.

A Roma sono in corso manovre di speculazione edilizia nell’area dell’Eur con la sottrazione di intere zone al verde pubblico e allo sport per favorire operazioni spericolate a beneficio dei vecchi pirati di mattone selvaggio. E non mi sembra che in queste vergognose vicende, riguardanti persino l’area dell’ex luna park dell’Eur, il Pd abbia svolto correttamente attività di costante opposizione e denunzia nei confronti di una destra becera e sempre più aggressiva.
L’UGUAGLIANZA PERDUTA

In queste condizioni, è assolutamente impossibile parlare di una competizione leale con un unico sconfitto. Ma la crisi della politica è nazionale. E dipende dal permanere di un’insopportabile diseguaglianza nella distribuzione del reddito, la quale oltre che essere moralmente ingiusta, è anche causa di crisi dello sviluppo, come ha riconosciuto anche Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia. Stiglitz ha dimostrato che quando i ricchi, cioè l’1% della popolazione, si appropriano del 25% del reddito nazionale, allora scoppia la “bomba atomica economica”. E’ successo con la grande crisi degli Anni trenta e con la Grande Recessione di questo secolo. Al contrario, i difensori della diseguaglianza sostengono che dare più soldi ai più ricchi è un vantaggio per tutti, perchè il profitto porta ad una maggiore crescita. Ma Stiglitz sostiene che l’economia dell’effetto a cascata del profitto è ampiamente screditata. Il teorema è chiaro e lucido; se l’indice-diseguaglianza aumenta a vantaggio dei ricchi, allora il moltiplicatore degli investimenti diminuisce e con esso diminuisce il prodotto interno lordo.

Nessuna riduzione si è verificata finora nelle retribuzioni dei parlamentari nazionali e regionali, nessuna legge sottopone a controllo esterno i bilanci di Camera, Senato e Quirinale. Nessun controllo esiste per le società partecipate. Non si può accettare che, con la complice inerzia dei governi, continuino a esistere uomini – politici, funzionari o alti dirigenti – che percepiscono compensi in beni e servizi molto maggiori di quelli ricevuti da altri uomini che lavorano. Questo fenomeno è il cancro della nostra economia.

L’influenza del denaro si fa sentire sempre più sugli affari di Stato. E i finanzieri sono divenuti un nuovo potere politico, disprezzato ma adulato dalle masse. Un potere che si alimenta sul profitto spinto, sulle ineguaglianze, sulla corruzione e sui legami con i poteri criminali. Accanto a questi signori delle ricchezze, esiste una massa enorme di sudditi rassegnati e succubi, pronti a esaltare e a votare il tirannello di turno, che si fa forte del suo potere di ricatto. Questo disinteresse dei cittadini-sudditi per se stessi giunge al punto che quando è compromessa la sicurezza propria e dei propri figli, invece di allontanare il pericolo, essi reagiscono con la propria eliminazione fisica, quasi per un senso di colpa che non è giustificato.

Ciò che continua a mancare in Italia è una politica che realizzi o almeno avvii un processo di cambiamento verso l’eguaglianza delle condizioni sociali, presupposto della rinascita. Processo che deve essere generale, duraturo e avulso sempre più dalla potenza finanziaria dell’uomo. La Chiesa si proclama garante dei diritti sociali, mentre in realtà essa stessa sfugge ogni giorno al pagamento delle spese pubbliche in ragione della sua capacità contributiva, e al tempo stesso si arricchisce sempre più, incamerando beni dei cittadini frutto di donazioni o di eredità.

Non credo si possa dire che il governo sia deciso a favorire lo sviluppo dell’eguaglianza sociale con iniziative che riescano a intaccare gli enormi e vasti privilegi della casta dei politici, dei finanzieri e degli alti  burocrati, protetti da barriere insuperabili. L’eguaglianza, predicata dalla Costituzione che pone in capo alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e impediscono la piena partecipazione dei lavoratori alla vita politica e economica dello Stato, è ancora assente nelle leggi e nella realtà. Da un lato ci sono le ricchezze, la forza, gli agi, la ricerca del lusso, le rendite di posizione, il profitto, e dall’altra il lavoro, l’ignoranza e l’emarginazione dei lavoratori.
i guasti dell’anticorruzione

La nuova legge contro la corruzione contiene aspetti ampiamente negativi. E’ infatti in profondo contrasto con i vincoli derivanti dalla convenzione di Strasburgo del 1999, la mancata punizione del falso in bilancio, reato strumentale abituale al pagamento delle tangenti, e l’autoriciclaggio, che dovrebbe punire chi investe il denaro proveniente da suoi stessi delitti come la corruzione o la concussione. L’aspetto più preoccupante della legge è lo sdoppiamento della concussione in violenta o per costrizione, e fraudolenta o per induzione, ipotesi che nella vecchia normativa erano unificate e punite allo stesso modo. Questa legge, approvata con il voto favorevole del Pd e del Pdl, ha salvato l’ex braccio destro di Bersani, Filippo Penati, dalla condanna per il delitto di concussione, facendo scattare la prescrizione anzitempo.

Occorre invece diffondere la cultura dell’etica in politica, perchè solo da ciò può derivare la salvezza dello Stato. Ma il semplice imperativo morale non basta. Non tutti hanno il rigore etico di un Sandro Pertini che nel 1974, invitato a firmare, quale presidente della Camera, un decreto che prevedeva l’aumento delle indennità per i parlamentari, rifiutò sdegnosamente, minacciando le dimissioni. E il decreto decadde.

La moralizzazione dei partiti e la loro trasformazione, da luoghi di interessi personali e familiari, spesso infiltrati da mafia, camorra e ‘ndrangheta, a strumenti di democrazia, richiedono una legge che stabilisca, al posto degli inutili statuti, regole vincolanti di partecipazione democratica, controlli per il loro funzionamento, possibilità di accesso  a tutti i cittadini che vogliano farne parte senza preclusioni e discriminazioni, salvo quelle di ordine giuridico, politico e morale; programmi definiti, bilanci trasparenti, rotazione delle cariche direttive, periodicità dei congressi, partecipazione delle quote rosa agli organismi dirigenti, regole per l’ammissione e l’esclusione dei nuovi iscritti, misure disciplinari nei confronti di coloro che violino tali regole, organi abilitati ad erogarle.

Il problema è che, nonostante il referendum, il finanziamento pubblico dei partiti venne ripristinato in maniera ancor più incostituzionale. Del resto, qualunque referendum non ha conseguito alcun risultato tangibile; in particolare quello per l’abolizione del finanziamento pubblico; mentre ad una parziale, minima, riduzione si è giunti solo dopo il rivelarsi di fatti indecorosi o criminosi con la legge numero 96 del 2012.
LEGGI PROPAGANDA

Una recente iniziativa del Governo Letta prevede l’eliminazione delle spese elettorali. Ciò che colpisce nel cosiddetto addio al finanziamento pubblico dei partiti, annunziato dai quotidiani nazionali con roboanti titoli come “Partiti, stop ai soldi pubblici” (La Stampa del 25 maggio 2013), in realtà non ci sarà subito, ma è una mera speranza. Probabilmente si è trattato di una mossa propagandistica, tanto che lo stesso quotidiano ha notato che «l’addio al finanziamento pubblico andrà a regime nel 2017” e che “i tesorieri piangono  miseria e ottengono modifiche» (La Stampa 31 maggio 2013). E siccome è prevedibile che il governo cadrà prima dell’entrata in vigore della legge, temiamo che la riforma sia una finzione, semplice fumo negli occhi, e che i partiti continueranno a saccheggiare denaro pubblico.

Il finanziamento pubblico è stato causa di corruzione trasversale a tutti i partiti, con leader che hanno acquistato case e tenute e sottratto fondi senza alcuna sanzione, dal momento che i partiti sono non soggetti pubblici ma privati. Nè si può accettare che, con la complice inerzia del Governo, continuino a esistere politici, funzionari o alti dirigenti, che ricevano compensi stratosferici, mille volte superiori a quelle dei comuni mortali.  Stando così le cose, poi, come si può pretendere che il M5S, che ha imperniato la sua strategia nel rinnovamento della politica, si accordi coi partiti della sinistra, che non hanno alcuna intenzione di moralizzare la spesa pubblica e di ridurre i propri privilegi?

Le risposte possono spesso arrivare dai cittadini. Come quelli del Movimento Italia Virtuosa, che intende lavorare, in sinergia con altre forze sane, gruppi e associazioni, per estirpare questi mali dalla radice, al fine di recuperare risorse preziose da mettere a disposizione dei meno abbienti.

Fonte:Lavocedellevoci

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