I dieci giorni del caimano: Berlusconi rischia tutto

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di Gianni Barbacetto – 19 giugno 2013
Milano. Oggi cominciano i dieci giorni che potrebbero sconvolgere il mondo, almeno quello di Silvio Berlusconi. La Corte costituzionale decide la sorte del processo Mediaset, in cui l’ex presidente del Consiglio è già stato condannato in appello a 4 anni. Per rendere definitiva la pena (o per azzerarla) mancherebbe soltanto il responso della Cassazione, che in caso di conferma farebbe scattare anche la pena accessoria: 5 anni d’interdizione dai pubblici uffici, ovvero la perdita per Silvio del suo seggio in Senato. Invece c’è un passaggio in più, quello odierno della Consulta.
È LA RISPOSTA a una vecchia questione rimasta per anni a covare sotto le ceneri. Era il 1° marzo 2010 e il Tribunale di Milano era impegnato a giudicare in primo grado Berlusconi per la colossale frode fiscale del cosiddetto caso Mediaset: 40 milioni di euro sottratti al fisco con giochi di prestigio tra società estere e società italiane impegnate a trattare diritti televisivi. Quel giorno Berlusconi non si presenta in aula: chiede il legittimo impedimento, perché è impegnato, come capo del governo, in una riunione del Consiglio dei ministri. Il tribunale non gliela concede. I difensori Niccolò Ghedini e Piero Longo protestano e poi sollevano davanti alla Consulta un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato (quello giudiziario e quello esecutivo). La Corte riceve il ricorso e lo tiene in un cassetto. Arriva la sentenza di primo grado, che condanna a 4 anni. Arriva l’appello, che conferma. Ora, dopo tre anni, finalmente il cassetto si apre e la questione viene affrontata. Se la Corte darà ragione al tribunale, avanti come prima. Se invece vinceranno le ragioni dell’imputato-politico, su quell’udienza del 1° marzo 2010 dovrà pronunciarsi la Cassazione, che potrebbe azzerare tutto, cancellare le sentenze di condanna e ordinare la celebrazione di un nuovo processo d’appello: in questo caso, la prescrizione arriverà ancora una volta a salvare Berlusconi. Più probabile, però, che la Cassazione annulli l’ordinanza del tribunale emessa quel 1° marzo 2010, ma senza conseguenze sul resto del processo. Così, la conferma definitiva della condanna farebbe diventare operativa anche la pena accessoria e farebbe uscire Berlusconi dal Parlamento. Cinque giorni dopo, secondo giorno del giudizio: lunedì 24 giugno è prevista la sentenza per il caso Ruby, in cui l’ex presidente è imputato di concussione e prostituzione minorile. Per lui l’accusa ha chiesto una condanna a 6 anni. Anche in questo caso c’è una pena accessoria, prevista per legge per chi è ritenuto colpevole di reati contro i minori: l’interdizione dai pubblici uffici e, in questo caso, a vita. Naturalmente scatterà soltanto dopo l’eventuale conferma in appello e in Cassazione.
MERCOLEDÌ 26 giugno, discussione in Senato sull’ineleggibilità di Berlusconi, sulla base della legge del 1957 che dichiara incandidabili i titolari di concessioni statali. Il giorno dopo, giovedì 27 giugno, nuova casella di questo gioco dell’oca giudiziario: entra in scena la Corte di cassazione, che deciderà in maniera definitiva se Berlusconi deve pagare a Carlo De Benedetti i 560 milioni che gli sono stati imposti come risarcimento per avergli strappato la Mondadori grazie a una sentenza comprata. Nel frattempo, prosegue e si avvia verso la conclusione anche il processo Ruby 2, con imputati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, per aver organizzato per Berlusconi “il sistema prostitutivo” (così i pm) del bunga-bunga. In dieci giorni, se tutto gli andrà male, porterà a casa due sentenze penali, una botta economica e la perdita del seggio al Senato. Difficile pensare che la politica non ne risulti scossa e il governo di larghe intese non ne esca devastato. Finora quella stessa politica è andata avanti facendo finta di niente, come fosse un mondo a parte, un universo parallelo in cui lo statista Silvio Berlusconi, casualmente omonimo dell’imputato Silvio Berlusconi, procede tranquillo sulla strada del sostegno determinante a un governo benedetto dal capo dello Stato e impegnato a salvare l’Italia e a produrre grandi riforme.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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