Elezioni politiche 2013: l’anagramma di un Paese ferito

di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo
26 febbraio 2013

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“Sa qual è l’anagramma di Antonio Ingroia? ‘Ora ti inganno’. Ingroia era davvero la figura più inquietante di queste elezioni, pensi che voleva fare una legge per arrestare gli evasori fiscali. Ma si rende conto? Qui, andiamo tutti in galera!”. Le parole di Marcello Dell’Utri racchiudono la quintessenza del Dna che appartiene a buona parte del popolo italiano. L’ex magistrato che aveva in mente di fare una legge per arrestare gli evasori fiscali rappresenta per il potente, così come per il mediocre, un personaggio “inquietante” da tenere alla larga, fuori dai palazzi governativi. Ecco che il progetto rivoluzionario di Antonio Ingroia si infrange contro il muro eretto da pregiudicati, collusi, mafiosi, mentecatti, ipocriti e quaquaraquà che da sempre in Italia si oppongono ad un possibile rinascimento politico-culturale.
La responsabilità della débâcle del centrosinistra a queste elezioni politiche resta totalmente dello stesso centrosinistra che in questi anni ha tranquillamente inciuciato con Silvio Berlusconi – permettendogli di rimanere sulla scena politica – senza alzare un dito per azzerare le sue leggi ad personam e senza occuparsi del conflitto di interessi. Dalle colonne di Repubblica, attraverso la penna di Michele Serra, viene auspicato che Ingroia “torni in Guatemala e ci resti per sempre”. Opinione condivisa da quella categoria di italiani capitanati da Marcello Dell’Utri e appoggiati da mezzi di informazione compiacenti e complici.

E’ evidente che Ingroia ha potuto fare errori in buona fede nella creazione della sua lista, sotto una pressione indicibile e in tempi incredibilmente stretti, ma ciò non toglie che tra i 10 punti del suo programma politico c’era “l’eliminazione della mafia”. Un obiettivo del tutto “rivoluzionario”. Ma questo è un Paese che non vuole eliminare la mafia, che non vuole arrivare alla verità sui mandanti esterni delle stragi perché sa che tra coloro che hanno trattato con Cosa Nostra troverà uomini di Stato. E questo è uno Stato-mafia che ha tutto l’interesse a voler proseguire nel solco tracciato da personaggi “ibridi” come Andreotti, Gelli, o Dell’Utri. Questo è un Paese la cui maggioranza ambisce ai “successi” del bunga-bunga di un pregiudicato miliardario, che sogna di diventare come lui, capace di sfuggire a leggi e a tribunali, auspicando un futuro di corruzione impunita. Di contraltare c’è però una minoranza ferita che non pensa di fuggire, che ha ancora a cuore il futuro delle nuove generazioni e che si ostina a voler sostenere i magistrati che indagano sulla trattativa. Una minoranza che ha riposto e che ripone in Antonio Ingroia le proprie speranze. Ed è nei confronti dell’ex pm di Palermo che va il nostro più profondo ringraziamento per aver dato anima e corpo a questo progetto. Che ancora deve spiccare il suo volo.
L’anagramma di “Italia” con l’aggiunta della lettera “n” è: “alianti”. Forse davvero abbiamo bisogno di un paio di ali per osservare dall’alto questo nostro straordinario e disgraziato Paese che ancora attende di essere liberato del tutto.

Foto © AGF

Fonte:Antimafiaduemila

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