Bersani su, Napolitano giù

di Saverio Lodato
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Siamo entrati ormai in una perenne campagna elettorale che culminerà, a Maggio 2013, nella nomina di un nuovo governo o in un “Monti bis”, se il meccanismo elettorale con il quale si andrà a votare non consentirà il ritorno alla “politica” dopo l’esperimento dei “tecnici” attualmente in corso.

Verrebbe da dire che, politici o tecnici che siano, gli esponenti della classe dirigente italiana manifestano di non considerare elettoralmente appetibile il tema della mafia e della lotta alla mafia, preferendo spostare demagogicamente e surrettiziamente l’attenzione sulla “questione magistratura” che torna a imporsi nell’agenda a giorni alterni, a seguito di questa o quella condanna che colpisce il “potente” di turno, Berlusconi in primis. Non è una novità.
Il ventennio berlusconiano, all’insegna delle leggi ad personam e della convivenza con i poteri criminali, sembrerebbe essersi concluso. Ma è sin troppo evidente che tantissimi nostalgici, pur prendendo atto della fine di un  berlusconismo con Berlusconi, si acconcerebbero volentieri a un altro ventennio di berlusconismo senza Berlusconi. Ma questa volta si profila qualcosa di diverso.
L’esasperazione dell’elettorato (e se ne è avuta prova tangibile con l’ammutinamento del 53 per cento dei siciliani alle ultime votazioni regionali) dimostra, quanto meno, che oggi c’è un grado di attenzione elevatissimo verso i comportamenti della classe politica. E a ciò va aggiunto, come indicatore di un barometro che per molti segna tempesta, il “fenomeno Grillo” (la cui valanga puntualmente annunciata poi si verifica). Ora molti osservatori non escludono che anche le due altre grandi regioni italiane chiamate al voto, Lazio e Lombardia, possano essere contagiate dal cosiddetto “laboratorio siciliano”, registrando così analoga disaffezione al voto. Corruzione, scandali, uso criminale del finanziamento ai partiti, tangenti, festini, legami della politica con mafia, camorra e ‘ndrangheta, sono, in tutta evidenza, i fattori che spiegano quel 53 per cento. Ma non è tutto.
Un nuovo fantasma s’aggira per l’Italia, dopo quello siciliano: il fantasma di un altro 53 per cento: per la prima volta un sondaggio della “Spincon” rivela che il 53 per cento dei cittadini non ripone più fiducia nel suo Capo dello Stato: giudizio negativo, infatti, per il 25,5; molto negativo per il 27,6; per un totale, appunto, del 53,1 per cento. Positivo il giudizio per il 28,7 e molto positivo per il 18,2; per un totale del 46,9.
Il dato è allarmante, visto che gli ultimi sondaggi conosciuti (in realtà risalivano a diversi mesi fa) attestavano il gradimento a Giorgio Napolitano fra l’ottanta e il novanta per cento. Da cosa è dipeso il ribaltone? Il fatto è che, per mesi e mesi, è andata in onda la telenovela dell’inchiesta dei magistrati palermitani sulla trattativa fra Stato e mafia, culminata in quel fragoroso conflitto di attribuzione fra i poteri, sollevato proprio dal capo dello Stato convinto che fosse in atto un attacco al Quirinale. Fatto sta, e anche questo è avvenuto sotto la luce del sole, che il titolare di quell’indagine, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, si è visto costretto a trasferirsi in Guatemala non essendoci più per lui le condizioni per lavorare serenamente. E senza che nessuno, dai piani alti delle istituzioni, abbia mosso un dito.
Se oggi il 53 per cento di italiani non si sentono più rappresentati dal capo dello Stato, ciò significa che gli italiani avrebbero preferito che da parte sua le parole e i gesti di incoraggiamento verso i magistrati che cercano la verità sulle stragi del 92-93 fossero prevalsi su aspetti di mera forma. E che all’esistenza di un complotto contro il Quirinale non hanno creduto per niente.
Ecco allora, se questa disamina è vera, che persino le primarie del PD, pur con le caratteristiche tipiche di un “confronto interno”, potrebbero rappresentare un ottimo test delle reali intenzioni dell’opposizione, nell’eventualità che fosse chiamata a governare, di mettere mano alla plurisecolare questione mafiosa. Abbiamo visto, l’altra sera su Sky, la schierata, della quale ognuno può pensare quello che vuole, dei 5 candidati di queste primarie PD. L’unico che ha dedicato un passaggio all’argomento, che a noi sta parecchio a cuore, è Pier Luigi Bersani. Agli altri quattro, la paroletta magica dalle cinque lettere (M-a-f-i-a) forse è rimasta sulla punta della lingua.
Non facciamoci chissà quali illusioni. Ma la scelta di Bersani gli va riconosciuta. Insomma, a nostro personalissimo giudizio: Bersani su, Napolitano giù.

saverio.lodato@virgilio.it

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