Curia Milano 'licenzia' prete favorevole a coppie gay

Dal primo marzo la Curia di Milano ha sciolto la ‘convenzione’ con la diocesi di Ales Terralba (in Sardegna) che permetteva a un sacerdote, don Mario Bonfanti, di svolgere la propria attività nella piccola comunità di Perego, in Brianza. In particolare, non sono piaciute alla Curia le prese di posizione pubbliche di don Mario, che ha sostenuto più volte le unioni gay e si è speso per i sacramenti a favore dei divorziati. Sul suo profilo Facebook, il sacerdote – nato 41 anni fa a Pagnano di Merate (Lecco) – il 14 febbraio ha condiviso un link di Amnesty International in cui si legge “ogni giorno, anche in Europa, alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione”. Laconico il commento di don Mario al link pubblicato sul social network: “Purtroppo questo capita anche in Italia… specie nella chiesa”.

Ed è stata probabilmente proprio questa l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Il Vicario Episcopale della Zona Pastorale di Lecco – si legge nella nota di mons. Bruno Molinari, vicario episcopale per la zona pastorale di Lecco – comunica al Direttivo, al Consiglio Pastorale e ai fedeli della Comunità Pastorale ‘S. Antonio Abate’ costituita tra le parrocchie di Rovagnate, S. Ambrogio in Monte, Perego e S. Maria Hoé che a far data dal primo marzo 2012 si è conclusa la convenzione tra le Diocesi di Milano e di Ales Terralba in forza della quale dal primo ottobre 2007 don Mario Bonfanti era stato nominato Vicario della suddetta Comunità. A lui – continua la nota – si esprime riconoscenza per il ministero svolto in questi anni e l’augurio per i nuovi compiti pastorali che il suo Vescovo gli affiderà”.

In realtà la comunità brianzola è ora sul piede di guerra. E i familiari di don Mario hanno scritto una lettera aperta in cui attaccano duramente la Chiesa: “Siamo i familiari di don Mario. Non possiamo tacere – si legge nella lettera – davanti a questa ingiustizia subita da nostro figlio. Neanche il peggior criminale viene condannato negandogli il diritto di difendersi e voi uomini di Chiesa dovreste essere ben lungi da questi comportamenti. Avete, invece, tramato alle sue spalle; lo avete trattato come un cane senza rispetto e dignità”. Lo stesso don Mario ha reagito sdegnato, condividendo i link di ‘Merate Online’ che si occupa della vicenda e scrivendo: “Leggete e diffondete anche l’opinione dei miei familiari.

Fonte:ANSA

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